“Fai bei sogni” di Marco Bellocchio

Autobiografia priva di vita

fai bei sogni

A poco meno di un anno di distanza da Sangue del mio sangue, presentato a Venezia nel 2015, Marco Bellocchio presenta a Cannes Fai bei sogni, basato sull’omonima autobiografia dello scrittore e giornalista Massimo Gramellini.

Massimo è un bambino che a nove anni rimane orfano di madre, suicidatasi all’improvviso. Costretto a fare i conti con una situazione di cui non comprende tutte le ragioni, porterà sulle spalle le conseguenze di questo trauma fino all’età adulta, ancora ignaro della vera natura della morte del genitore. Il film segue il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, a cavallo tra passato e presente, durante la sua carriera di giornalista, tra continui flashback e i momenti chiave della propria vita, in un modo o nell’altro collegati al tema della perdita o del suicidio.

Ora, il rapporto madre-figlio è sempre stato un cardine della filmografia di Bellocchio, quindi non appare troppo strano come il regista piacentino abbia voluto adattare il romanzo di Gramellini. Sin dalla sua opera prima, I pugni in tasca, tale tematica era centrale, e ha fino a oggi delineato una linea filmica abbastanza precisa. Fai bei sogni però inverte la tendenza negativa, quasi violenta, del primo film di Bellocchio per lasciare spazio, attraverso quest’ultimo tratteggio di una relazione madre-figlio, a una riflessione sul tema della perdita, come già accennato, e del tempo.

Ma il tempo è il primo elemento a non quadrare all’interno del film, inutilmente prolisso e dilatato fino allo spasmo, ora alla ricerca di una sorta di realismo, ora sporto verso la pura contemplazione. Non che l’opera sia da considerarsi lenta, assolutamente, anzi, mantiene un certo ritmo serrato, per quanto concerne la narrazione, che però è fine a se stesso. Per un abbondante metà Fai bei sogni pare girare in tondo senza meta, troppo attaccato alla sfera razionalistica della gabbia autobiografica, restio a concentrarsi sull’immagine.

Bellocchio (come da tradizione, verrebbe da pensare, alla luce del suo operato negli anni 2000) indugia, si sofferma su dettagli che probabilmente sono importanti per lui ma non per lo spettatore, che resta a chiedersi il significato di continue spettacolarizzazioni (nel senso cinematografico, e non estetizzante, del termine) di quelle che sono riflessioni squisitamente personali.

Fai bei sogni 2

I vari episodi della vita del Gramellini di Mastandrea, dall’incontro con il magnate che sceglie il suicidio dinanzi alla prospettiva del carcere al lavoro sul campo a Sarajevo, sembrano ben poca cosa, sia per rilevanza, sia per la costruzione del personaggio. Poi, finalmente, nel raccontarne l’improvviso salto di qualità della carriera, Bellocchio regala un gran momento di cinema mostrandoci un Gramellini sfruttato, controvoglia, per rispondere a una lettera arrivata al giornale che viene, dato lo straordinario esito, esaltato, celebrato, per qualcosa che non voleva fare.

Situazione ripresa dalla scena della danza, un’altra celebrazione grottesca di una persona in quel momento non-persona. Ma poi di nuovo una narrazione piatta e senza guizzi, che non cerca affatto la compassione forzata o il patetismo, ma che neppure riesce a raccontare effettivamente una storia di sofferenza, e nemmeno un dramma in senso stretto.

In conclusione, Fai bei sogni è un film che, intrappolato dai sintagmi del più recente cinema bellocchiano non riesce mai a decollare, schiacciandosi su se stesso e sul rigore della propria forma. Fai bei sogni non è un’opera che mira a raccontare una storia che è ispirata a un’autobiografia, ma sembra non riuscire a distaccarsi mai dalla consapevolezza di trasporre un’opera autobiografica, e anzi, ce lo ricorda ogni secondo, con il suo costante rigorismo che, sposandosi con il grigiume dell’opera (in potenza interessante come scelta estetica) affonda Fai bei sogni nella voragine del piattume.

Titolo originale: Fai bei sogni
Nazione: Italia
Anno: 2016
Genere: Biografico, Drammatico
Durata: 134′
Regia: Marco Bellocchio

Cast: Valerio Matrandrea, Bérénice Bejo, Barbara Ronchi

Data di uscita: Cannes 2016