Festival des Très Courts – Selezione Internazionale – Parte III

Vengeance, Teatro, Unsatisfying, A magician, En face, A series of untranslatable words about love

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A chiudere i 18 corti della prima tranche sono stati:

Vengeance di Bertrand Lagnes, Francia

Un regista sta girando una scena apparentemente semplice – un poliziotto che giura vendetta prima di ingaggiare il nemico – ma non è soddisfatto della prestazione dell’attore e lo costringe a ripeterla a oltranza. Dopo una serie di ciak, l’interprete esploderà in un urlo esasperato, che guarda caso sarà apprezzato e utilizzato nel montaggio finale. Una frecciatina comica  al mondo del cinema e al suo mezzo apprezzabile e riuscita, che riflette l’autoironia di Lagnes.

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Teatro di Mikel Bustamante, Spagna

Una coppia è seduta al bar del teatro dopo lo spettacolo di un amico attore, la cui performance, a quanto emerge dalle loro parole, è stata terribile. Mentre lei è al bagno il “grande artista” fa la sua comparsa e inizia a chiedere il parere di lui, il quale farà di tutto per sviare il discorso e dissimulare la sua opinione, ma senza successo. Sfruttando appieno i 4 minuti concessi, Bustamante costruisce un dialogo fulmineo e verisimile, in un crescendo di comicità che esploderà nel finale. La sceneggiatura – forse la più solida tra tutti i corti esaminati – è corroborata poi dalla prestazione dei due attori maschili in scena, dotati di una mimica facciale fuori dal comune.

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Unsatisfying di Parallel Studio, Francia

Un corto animato che, con il tragico Adagio per archi di Samuel Barber in sottofondo, illustra una serie di situazioni spiacevoli della vita di tutti i giorni, dalla lattina che resta incastrata nel distributore alla fetta biscottata che cade per terra dal lato imburrato. Apprezzabile l’animazione tradizionale in 2D, ma si tratta tutto sommato di poco più che un video virale, da condividere in bacheca e dimenticare.

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A magician di Max Blustin, Regno Unito

Un uomo si aggira smarrito in un parcheggio, vede una coppia che litiga e si avvicina per chiedere informazioni: la città, a sua detta, è cambiata molto da quando ci viveva. A partire da questo spunto si sviluppa un intricato dialogo sul valore dei ricordi e sulla loro affidabilità, che coinvolge principalmente l’uomo della prima inquadratura e la donna della coppia: con una svolta surreale, vedremo questi ultimi allontanarsi in intimità, e quello che doveva essere il fidanzato andare dalla parte opposta, dopo aver ricevuto indicazioni. Interessante la riflessione sulla memoria e su come effettivamente tutte le nostre conoscenze pregresse possano rivelarsi errate se fondate su un principio fallace: a ogni modo, la questione si astrae progressivamente fino a diventare uno sfoggio di intellettualismo fine a se stesso e a rendere impossibile seguire senza intoppi il filo del discorso.

 

En face di Anne-Sophie Picard, Francia

In un bar, due sconosciuti attaccano bottone: lui le rivela di essere innamorato della panettiera del negozio di fronte ormai da mesi, al che lei lo sprona a dichiararsi. Il protagonista prende l’estranea in parola, ma il suo idealismo si scontrerà con la realtà dei fatti e la reazione non sarà delle migliori. Un pezzo di commedia alla francese ben riuscito e con un botta e risposta intrigante, anche se già visto.

 

A series of untranslatable words about love di Andrew Norton, Canada

Attraverso un’animazione dall’effetto pastello realizzata in digitale, voci narranti appartenenti a persone di diverse parti del mondo spiegano una parola particolare della loro lingua connessa all’ambito affettivo. Un corto in grado di intenerire per quei pochi minuti della sua durata ma che, come Unsatisfying, sembra più un video di colore da far girare sui social network che un cortometraggio nel vero senso della parola.

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