Fidel Castro e Gianni Minà, in uscita i DVD con Interviste e Film

Fidel Castro secondo Fidel Castro. Arrivano in dvd le interviste e i film realizzati da Gianni Minà nel corso di quasi 30 anni di incontri e viaggi a Cuba.

Una serie di documentari con diverso materiale inedito, pubblicati oggi da Twelve Entertainment, che testimoniano i momenti salienti della vita politica del Lider Màximo attraverso il racconto del giornalista italiano che più di tutti si è interessato e appassionato alla storia e alle vicende di un paese e di un uomo controverso capace ancora oggi, dopo la sua morte, di suscitare dibattiti e divisioni.

Dalla prima, storica, intervista, datata 1987, durata ben 16 ore, in cui Fidel racconta le tappe cruciali della sua vita e che, come ricorda Minà, durò fino alle 6 del mattino, fino ai documentari su Che Guevara, dal racconto dettagliato degli storici incontri con Papa Giovanni Paolo II nel 1998, fino al recente documentario sulla visita di Papa Francesco a Cuba, lo scorso anno, per concludere con un’ultima intervista (di quasi un’ora) -ad oggi inedita- che Castro concesse e chiese in quell’occasione al giornalista italiano.

 

Un reportage inedito e clamoroso ricavato da 16 ore di colloquio (di cui nove filmate) fra il giornalista Gianni Minà e Fidel Castro. Un documentario nel quale il leader cubano racconta la sua vita, la rivoluzione con la quale il suo movimento abbatté la dittatura di Fulgencio Batista sostenuta dalla mafia, le tappe più esaltanti e contraddittorie di quarant’anni di revolucion, i momenti scabrosi vissuti dalla giovane repubblica dei Carabi e gli incontri con tutti i protagonisti della storia degli ultimi 50 anni. Un vero scoop citato anche da Oliver Stone nel film “Born to kill”.

All’interno di questo reportage un singolo inedito per scoprire il leader da poco scomparso.

Durata: 1 ora e 30 minuti

Audio : italiano

 

 

 

 

Fine degli anni ’50, Fidel Castro col passo della guerriglia, cioè con il passo del compagno più debole, guida una colonna per i sentieri della Sierra Maestra. Arrivato dall’Argentina con un basco in testa e un animo anarchico, Che Guevara era uno dei dodici giovani barbudos che nel 1957, guidati da Fidel Castro, dal Messico erano sbarcati a Cuba in armi con una piccola imbarcazione di nome “Granma” e asserragliandosi nella Sierra Maestra, le montagne più impervie dell’Isola, avevano cominciato una rivoluzione. Nel primo comando sulla Sierra, una capanna costruita su palafitte, Fidel Castro progettò fin dall’inizio una nuova guerra di guerriglia contro la dittatura, ma anche un nuovo modello di società socialista al quale Che Guevara portò, allo stesso tempo, il contributo della sua trasgressione e della sua coerenza. Ma il Che fu probabilmente una presenza particolare, unica, un eroe romantico che non solo rappresentò fisicamente la rivoluzione, ma anche una interpretazione ideale, morale della rivoluzione stessa, fino al sacrificio, fino alla “bella morte”. Il Che sulla Sierra Maestra. Dopo 16 mesi di lotta e di cronache di cui gli inviati di tutto il mondo hanno raccontato, come afferma lui, solo l’aneddotica di questa guerra di guerriglia, Guevara saluta, al microfono di un giornalista cubano, il popolo di quel paese che egli argentino, ha scelto di difendere dopo averlo conosciuto attraverso il pensiero e le azioni di quello che definisce “il nostro capo Fidel Castro”. Che Guevara fu catturato in Bolivia, ferito, ma vivo. Fu trucidato l’8 di ottobre del 1967 nell’aula di una scuola elementare de La Igueras da un militare dell’esercito boliviano, estratto a sorte fra i cinque del plotone di guardia. Non avendo il coraggio di sparargli guardandolo negli occhi, il militare lo finì con una sventagliata di mitra, a spalle girate.

Durata: 67’

Audio : Italiano

 

 

 

Tre anni dopo la sua prima intervista e un anno dopo la caduta del comunismo nei paesi dell’est Europa, Gianni Minà realizza una incredibile intervista a Fidel Castro che torna a parlare dei problemi dei diritti negati alla maggior parte dell’umanità, dell’inadeguatezza del capitalismo nella risoluzione dei problemi anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra fredda. Inoltre nel film Castro accetta di parlare del caso Arnaldo Ochoa, il giovane generale ed eroe della Rivoluzione giudicato colpevole di traffico di droga e per questo giustiziato. “Una tragedia – afferma tristemente – causata dall’incettabile embargo degli Stati Uniti nei nostri confronti”

Durata: 75’

Audio: Italiano

 

 

 

La storica visita di Giovanni Paolo II a Cuba nel 1998, il racconto di quell’evento di Fidel Castro ad un gruppo di editori nordamericani con brani dei discorsi del Santo Padre a Santa Clara, Camaguey, Santiago e l’Avana. Nella prima parte intervengono il Card. Roger Etchegaray, all’epoca Presidente della commissione Giustizia e Pace del Vaticano, Mons. Carlos Manuel De Cespedes, vicario del vescovo dell’Avana oltre a Frei Betto, frate domenicano e prestigioso esponente della Teologia della Liberazione, la chiesa di base propone un maggiore impegno dei cattolici nelle lotte sociali. La voce della Rivoluzione è quella di Ricardo Alarcon, ex Presidente del Parlamento, per dieci anni ambasciatore all’ONU e conoscitore del sincretismo, il culto prevalente a Cuba, e infine di diversi cittadini presenti agli incontri con il Papa. Nella seconda puntata, sempre introdotta dal racconto di Fidel agli editori nordamericani, sono raccolte, oltre alle riflessioni del Cardinale Etchegaray e di Frei Betto, le testimonianze di Pedro Meurice, ex vescovo di Santiago e di Raul Suarez, pastore battista ed ex Presidente del Concilio Ecumenico Cubano, di Lucius Walker, dei Pastori della Pace di Calvin Butts, pastore della Chiesa battista abissina di Harlem, di Wayne Smith, secondo segretario dell’Ambasciata USA nel 1959 e incaricato di affari a Cuba negli anni ’70 durante la presidenza di Jimmy Carter e attualmente docente alla Hopkins University di Baltimora, di Charles Rangel, deputato democratico al Congresso USA, eletto nella circoscrizione di Harlem e dello scrittore catalano Manuel Vázquez Montalbán, presente all’evento come editorialista de El Pais. Un reportage denso di emozioni e di riflessioni.

Durata: 1 ora 31 minuti

Audio: Italiano

 

 

 

Un lungo e inedito viaggio attraverso l’isola della Revoluciòn, da L’Avana a Guantanamo e poi a Santiago, nell’epoca in cui si aspetta un cambio di politica degli Stati Uniti e della Rivoluzione stessa, dopo cinquant’anni di incomprensione. Ma l’opera è anche il tentativo di raccontare Cuba attraverso le voci, le speranze, le frustrazioni e i sogni dei più giovani. Dagli studenti della Scuola d’arte di Bayamo, ai componenti della Brigata di Frontiera che vigiliano di fronte alla base navale nordamericana di Guantanamo, dai ragazzi dell’Università de L’Avana, a quelli della Scuola di medicina latinoamericana, dai ricercatori dell’Istituto di biotecnologia, agli allievi della Scuola di cinema dove insegna il Nobel della letteratura Gabriel García Márquez, e a quelli della prestigiosa Scuola di balletto di Alicia Alonso, che ha lanciato negli ultimi anni alcune delle più affermate etoiles del mondo. Un modo per uscire dagli schemi dell’informazione su Cuba, scandita anche dalle testimonianze di alcuni grandi “vecchi” della cultura e della società dell’isola, come il poeta Roberto Fernández Retamar, Harry Villegas, detto Pombo, uno dei sopravvissuti al Che in Bolivia e, appunto, Alicia Alonso. Proprio per il carattere sociale del viaggio, la  colonna sonora del film è caratterizzata dalle composizioni dei cantautori Silvio Rodriguez e Pablo Milanes che, in molte occasioni hanno saputo raccontare sogni, sconfitte e speranze di almeno tre generazioni, con una sensibilità che spesso solo la grande musica popolare sa esprimere.

Durata: 2 ore e 30 min

Audio: Italiano

 

 

 

“Io credo che nel 1967 ci fossero le condizioni nel mondo per poter creare uno, dieci, mille Vietnam. Che Guevara e noi che eravamo con lui siamo rimasti vittime in Bolivia di situazioni congiunturali e di un tradimento”. E’ una della affermazioni sensazionali che il colonnello Harry Villegas, uno dei tre sopravvissuti cubani all’avventura del Che in Bolivia, ha fatto nel reportage di Gianni Minà e Gian Piero Ricci, “Che Guevara trent’anni dopo”. Harry Villegas, detto Pombo dal soprannome staili che gli fu dato in Congo quando, nel 1965, prima dell’avventura in Bolivia, andò con Guevara ad aiutare il tentativo di insurrezione di quel paese contro la lunga colonizzazione belga, ha anche ribadito: “Senza l’appoggio dell’Unione Sovietica, Monje, capo del Partito comunista boliviano, non ci avrebbe potuto abbandonare al nostro destino. E’ possibile quindi che in questa decisione ci fosse un nesso con la linea che i sovietici avevano tracciato in quel momento per i partiti comunisti e che escludeva anche in America latina la lotta armata. Tutto potrebbe essere cominciato con il summit di Glasboro fra Breznev e Johnson. Anche nel tentativo di aiutare il Che comunque Fidel Castro e la nostra rivoluzione si trovarono, come in altre occasioni, soli. Ma d’altronde quella di mantenerci sempre contro tutte le correnti, seguendo però i principi, è stata la caratteristica della nostra rivoluzione”. Nello stesso documentario pieno di testimonianze inedite sull’epopea e l’utopia di Guevara, il colonnello Urbano Tamajo, che come Pombo era un contadino di quindici anni quando si arruolò nella colonna del Che prima di diventare uno dei suoi compagni più fidati, conferma che Guevara si allenò a Cuba prima di partire per la Bolivia con un passaporto che lo indicava come un commerciante uruguayano, con un trucco che lo rendeva irriconoscibile, rasato, pelato e con il suo modo di sorridere. Nel documentario intervengono anche il regista Premio Oscar Luis Puenzo (“Con Guevara è tramontato un mondo di ideali possibili per lasciar posto a un mondo di ideali pragmatici e di convenienza”), Fernando Solanas, vincitore nell’86 al Festival di Cannes (“Quella di Guevara si dice fu un’utopia, ma la cosa più drammatica è che l’America Latina, 25 anni dopo Che Guevara, sta enormemente peggio”) e lo scrittore Eduardo Galeano che così spiega il mito del medico argentino diventato il simbolo della guerriglia: “Che Guevara ha detto quello che ha pensato, e ha fatto quello che ha detto. Imperdonabile, specie in America Latina dove le parole e i fatti non si incontrano mai e se si incontrano non si salutano, perché non si conoscono”.

Durata: 87’

Audio: Italiano

 

 

 

Il film che è stato presentato lo scorso 8 settembre al Festival del cinema di Toronto con una grande partecipazione di pubblico e di critica, racconta diversi momenti di quegli storici quattro giorni del viaggio di Papa Francesco nella Isla Grande: dalla messa celebrata a L’Avana in una Plaza de la revolución gremita all’inverosimile, alla visita a Santiago alla cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione, passando per l’incontro con il Lider Maximo durante il quale si assiste ad un gustoso scambio di battute quando Fidel ricorda al Papa di aver studiato dai gesuiti e quando Francesco salutandolo gli chiede di recitare un Padre Nostro ogni tanto. Il film si conclude con lo storico incontro con il Patriarca di Mosca Kirill, avvenuto proprio a Cuba a febbraio di quest’anno. All’interno del film, oltre agli annunci di Barack Obama e Raul Castro, sono numerose le testimonianze di religiosi, studiosi e politici. Dal Sostituto Segretario di Stato Vaticano Mons. Becciu, dell’ex arcivescovo de La Habana il Cardinal Ortega, del teologo della Liberazione Frei Betto fino a ricordare il ruolo dell’ex Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, che molto si spese, alla fine del suo mandato presidenziale, per la fine dell’embargo incontrando Castro a Cuba nel 2002 e poi ancora nel 2011. Molto significativa la testimonianza di Frei Betto, esponente di punta della Teologia della Liberazione, incarcerato e torturato negli anni ’60 dalla dittatura brasiliana. “Non speravo di vivere abbastanza, racconta Betto, per vedere un Papa in sintonia con quanto sostiene da anni la Teologia della Liberazione. Si pensi all’enciclica Laudato sii, un documento fondamentale nella storia della battaglia ambientalista”.

E prosegue: “Cuba è l’unico paese socialista dell’Occidente ed è l’unico paese che ha osato opporsi alla forza politica, militare e mediatica della maggiore potenza mondiale della storia dell’Umanità, gli Stai Uniti d’America. Cuba è riuscita, contando unicamente sulle sue forze, a garantire a tutta la sua popolazione i tre diritti umani più importanti: il cibo, la salute e l’educazione”. A fare da colonna sonora al film le bellissime canzoni di Silvio Rodrigues e Pablo Milanes, storici cantautori della rivoluzione.

Durata: 2 ore

Audio: Italiano