Al quinto film da regista, Stanley Tucci affronta il genio bizzoso dello scultore Alberto Giacometti (Geoffrey Rush).
Final Portrait è basato su un episodio vero della vita Alberto Giacometti. 1963, il pittore sculture aveva 64 anni. Dopo una sua mostre, il celebre artista propose al giovane scrittore e critico americano, ma soprattutto ammiratore  James Lord (Armie Hammer) a posare per lui per un ritratto.Quella che James Lord pensava fosse una breve proroga del suo soggiorno, si trasformò in una estenuante attesa prima che Giacometti terminasse il suo lavoro. Cancellazione di voli dopo cancellazione di voli, James Lord impara a conoscere il genio sregolato di un grande artista.
Final Portrait è un film fatto dagli attori. Perfetto e insostituibile Rush, elegante e impassibile Hammer, danno brillantezza ai loro personaggi.
Stanley Tucci scrive (adattando il libro scritto da Lord su quell’incontro) e dirige piacevolmente un film molto interessante nella vita privata di questo artista. Ci mostra un’istantanea di quasi tre settimane tra pennelli e chiacchiere. Gran parte del Final Portrait si svolge nello studio di Giacometti, una soffitta fatta di mattoni, un luogo bohémien cosparso di detriti. Ed è questo che rende il film allegro e privato, intimo e generoso.