Anche Eastwatch, quinto episodio della settima stagione de Il Trono di Spade trasmesso in un caldissimo 14 agosto, non poteva non essere dominato dai sempre più presenti draghi (in particolare dal gigantesco Drogon) e di conseguenza da quantità non indifferenti di fuoco. Tuttavia non sono solo i draghi e il fuoco ad occupare un episodio in cui, più che in tutti gli altri trasmessi fino ad adesso, vengono completamente stravolti equilibri, schieramenti e alleanze di vari personaggi con famiglie ed eserciti, in un continuo cambio di casacche che porta nemici giurati delle stagioni precedenti a combattere fianco a fianco contro un nemico più grande. Da qui in poi la recensione conterrà grandi e piccoli spoiler, thronies avvisati mezzi salvati.

A dominare l’inizio dell’episodio è come si diceva prima il fuoco, con la dipartita di due importantissimi soldati dell’esercito di Cersei per mano (o forse sarebbe il caso di dire per fiato) del dragone rosso e nero Drogon: si tratta di Dickon e Randyll Tarly (quest’ultimo interpretato dall’apprezzato caratterista britannico James Faulkner, in una breve ma intensa interpretazione, la sua ultima in tutta serie), rispettivamente fratello e padre di Samwell, protagonista invece di un altro momento della puntata che lo vedrà abbandonare la biblioteca e i maestri colpevoli di averlo demansionato giorno dopo giorno. La decisione di Daenerys di sbarazzarsi in un modo così cruento di due fedeli soldati di un altro personaggio femminile di forte carattere, Cersei, lascia i fan un po’ confusi sugli intenti della regina dei draghi, che sembra passare schizzofrenicamente dalla più magnanima compassione alla peggiore ferocia senza passare dal via, vale a dire senza servirsi dei consigli del suo nutrito entourage, arricchito in questo episodio dal ritorno di Jorah Mormont. Di questa pericolosa imprevbedibilità di Daenerys sembrano essersi accorti anche Tyrion e Varys, che si impegnano a raggiungere la resa di Cersei spargendo la minor quantità di sangue possibile, ricorrendo invece a un piano al limite dell’impensabile: portare un non morto alla regina di Fortezza Rossa nella speranza di farle comprendere la minaccia che dovrebbe portare tutti, da Castello Nero ad Approdo del Re, ad interrompere scontri e conflitti per unire le forze. In generale, quello che gli autori cercano di fare (in questo episodio più che mai) è abbandonare gradualmente i giochi di potere, gli scontri tra casate e quel gioco dei troni del titolo in nome di una minaccia più grande, di uno scontro tra chi sta da una parte della barriera e chi sta dall’altra, dando sempre meno spazio a eserciti e politica a favore di draghi, magia e misticismo. Sempre in direzione di un improbabile coalizione di forze va inteso un inaspettato ritorno, quello del bastardo di Robert Baratheon Gendry, reclutato da Sir Davos per unirsi a un altro bastardo, Jon Snow nell’improbabile missione di cattura di un estraneo. E di questa task force faranno parte uomini da ogni parte dei sette regni, dal selvaggio Tormund a Jorah Mormont, figlio di quel Jeor che i selvaggi li ha cacciati per tutta la vita come animali. e se la maggior parte dei personaggi sembra propensa a deporre le armi in nome dell’unione (almeno per un po’) a dividere ci pensa Ditocorto, facendo trovare ad Arya scritta anni prima da Sansa (in realtà sotto dettatura di Cersei) da cui la sorella appare come una traditrice del trono. Insomma la serie sembra non voler ancora abbandore del tutto quei conorti giochi di potere che sono stati uno dei punti di forza del programma più guardato (e più piratato) degli ultimi anni, rendendoli però sempre più indigesti agli occhi dello spettatore.