Ad abbassare un po’ le temperature di questa caldissima stagione estiva ci ha pensato Beyond the Wall, sesto e penultimo episodio della settima stagione di Game of Thrones ambientata in gran parte oltre la barriera che per la prima volta lascia molto spazio agli estranei più di quanto sia mai stato fatto nelle stagioni precedenti. A un solo episodio dalla fine di quella che è stata una sorta di stagione di raccordo, Beyond the Wall ha l’obiettivo di spianare la strada a un finale che sembra sempre più vicino, presentando gli estranei in tutta la loro forza, mettendoli a confronto con i draghi di Daenerys che hanno già avuto modo di prodursi in una dimostrazione di forza nei due episodi precedenti.

Al centro dell’episodio come detto prima c’è la folle spedizione guidata da Jon Snow oltre alla barriera, che vede una serie di personaggi diversi e lontani fra loro (da Sandor Clegane al redivivo Gendry, dal selvaggio Tormund ai seguaci del Signore della Luce Thoros di Myr e Beric) uniti nella missione di catturare vivo un estraneo. Intanto, dall’altra parte del muro, le tensioni tra Sansa e Arya aumentano, esattamente secondo i piani di Ditocorto, mentre Tyrion cerca di capire una volta per tutti il comportamento volubile e inintelligibile di Daenerys. L’idea di spostarsi in queste altre due location ha forse rischiato di spezzare il racconto adrenalinico della spedizione oltre alla barriera, che riesce comunque a tenere lo spettatore attacato allo schermo soprattutto grazie a un ritratto inedito, completo e inquietante degli estranei. Le creature appaiono questa volta sotto una luce diversa: prima ritratti come esseri brutali ma istintivi e animaleschi, in questo episodio gli estranei appaiono organizzati, quasi militarizzati, pericolosamente razionali.

Questa nuova veste delle ombre bianche permette agli autori di confezionare scontri e combattimenti al cardiopalma tra il manipolo guidato da Jon Snow e l’inquietante esercito silenzioso delle creature. Il regista dell’episodio, il redivivo Alan Taylor (già dietro alla regia di alcuni episodi chiave della prima e soprattutto della seconda stagione, poi scomparso dalla serie per dedicarsi a regie cinematografiche) riesce a restituire al pubblico azione e combattimenti diversi dal solito, dove gli scontri corpo a corpo che hanno reso memorabili alcune battaglie delle prime stagioni lasciano il posto a un inedito inseguimento in bilico su sottilissimi ghiacci, riuscendo a variare tra scontri brevi ma letali (soprattutto per Thoros di Myr, sopravvissuto fino ad adesso alle peggiori disavventure ma definitivamente perito per mano di un inquietante orso polare sotto il controllo di un estraneo) e vere e proprie battaglie contro una gigantesca schiera di non morti. Gestito molto bene anche l’intervento finale di Daenerys e dei suoi draghi, che anticipa quello che con ogni probabilità sarà il filo conduttore della prossima stagione, in un continuo scontro tra chi sta da una parte della barriera e chi sta dall’altra,  uno scontro finale tra ghiaccio e fuoco. Sempre in questo senso va inteso il cliffhanger finale in cui un drago, dato per morto, viene ritrovato e messo sotto controllo dal re delle ombre bianche.
Si tratta di un episodio ricchissimo di azione, carico di combattimenti originali e diversi rispetto a quelli visti negli episodi precedenti, che sembra anticipare il modus operandi della prossima stagione.