“Hoshi no machi nite – Starry Night” di Mio Hoshiai

Persi tra le stelle

Cortometraggio d’apertura del programma speciale dedicato alla prestigiosa università giapponese Waseda, Hoshi no machi nite è una favola contemporanea  sull’eremitaggio di un bimbo e del suo mentore, deputati al trasferimento delle anime dei defunti sulle stelle tramite la cerimonia delle lanterne fluttuanti. Questo almeno fino all’incontro del giovanissimo con un coetaneo della capitale, che metterà in crisi le sue certezze.

Il tono trasognato e quasi infantile del corto, che si spiega alla luce della volontà della regista Mio Hoshiai di narrare la storia dal punto di vista del piccolo protagonista, è improntato a un lirismo contemplativo che non lascia intendere l’effettiva intenzione comunicativa, nonostante il film sia pesantemente dialogato: sin dall’inizio i personaggi suonano infatti ridondanti e frettolosi, quasi dovessero sbrigarsi a chiarire una serie di sottintesi.

La regista, Mio Hoshiai

Il montaggio, raffazzonato e caratterizzato da raccordi disorientanti, solleva il dubbio che la Hoshiai abbia lavorato secondo una logica di sottrazione, andando a limare un progetto di più ampio respiro senza concepirlo dapprincipio come un corto. Un dubbio che si rafforza se si pensa al sonoro, del tutto trascurato e che inficia pesantemente la pellicola a causa della prevalenza di sequenze in esterni.

In ultima istanza, il barocchismo della regia, evidente quando l’autrice più di una volta ricorre a espedienti tecnici d’effetto – camera fissa a angolazioni insolite, messa a fuoco degli oggetti di scena piuttosto che degli interpreti – , non svolge una funzione descrittiva né diegetica, probabilmente nel tentativo di occultare una mancanza di personalità registica. Nel complesso, un racconto che lascia una strana sensazione di non finito, appena in grado di catturare l’attenzione grazie alla sua spontaneità