“Il caso Malaussène. Mi hanno mentito” di Daniel Pennac

L’atteso ritorno dell’antieroe Benjamin Malaussène

Sono passati molti anni, trentadue per l’esattezza, dalla prima apparizione di Benjamin Malaussène – mitico personaggio entrato con prepotenza nell’immaginario collettivo. La fortunata saga di Pennac ha conquistato almeno tre generazioni, che nei suoi romanzi hanno incontrato avventure al limite del reale, dialoghi spassosi e soprattutto una famiglia di personaggi indimenticabili: in primis Benjamin, capro espiatorio per professione e per vocazione; la bellissima leonessa Julie; l’eterea Clara; la spigolosa e soprannaturale Thérèse; e infine la sgangherata banda di marmocchi che completa la tribù Malaussène:  Jérèmy, Il Piccolo, Verdun, È Un Angelo, Signor Malaussène, Maracuja.

Dovremmo dire, piuttosto, che erano una banda di marmocchi, perché il nuovo libro fa un salto in avanti di vent’anni e i ragazzi sono ormai adulti. Li abbiamo aspettati tanto e li abbiamo sempre ricordati come bambini; fa quindi un certo effetto scorrere le pagine e scoprire che sono diventati dei giovani forti e indipendenti – così indipendenti da ordire un piano diabolico che trascinerà Benjamin nell’ennesima inaspettata avventura.

Anche Ben non è più lo stesso: è invecchiato, stanco ed è deciso ad allontanarsi dal teatro della vita contemporanea per godersi del tempo con Julie, isolati sulle montagne. Julie non ha età, è la stessa donna straordinaria, forte e bellissima. Il buon vecchio Julius se n’è andato, lasciando una scia di successori e del suo inconfondibile alito mortale.

Un elemento importante all’interno del romanzo è la forte presenza della tecnologia, che si è imposta negli ultimi decenni sia nella realtà sia nella Belleville letteraria. Le nuove generazioni sguazzano nei social media, comunicano via skype, giocano con i nuovi strumenti di comunicazione. Benjamin, al contrario, fa fatica ad utilizzarli o anche solo ad accettarli. Lavora sempre per la Regina Zabo ma ha un nuovo incarico: protegge gli autori che si espongono troppo nei loro romanzi, svelando segreti di famiglia o dipingendo in modo fosco nemici e parenti. In questo libro incontreremo Alceste Fontana, autore di successo delle Edizioni del Taglione e ultimo protegé di Ben, un personaggio enigmatico e fastidiosamente petulante, al quale i fratelli hanno giurato vendetta.

Ritrovare personaggi attesi così a lungo lascia un po’ sconcertati: era quello che ci aspettavamo? Sono come li ricordavamo? Pennac non delude le aspettative ma rivendica il suo diritto a trasformarli, farli crescere e, se necessario, abbandonarli. Ha scelto di riportare sulle pagine la famiglia Malaussène per ritrovare quello specifico tipo di scrittura, che gli ricorda la giovinezza e i giochi col fratello Bernard; ma reclama, con un piacere crudele, la possibilità di sacrificare Benjamin, di ucciderlo.

Il libro costituisce la prima parte di una storia in due tomi e si conclude bruscamente, lasciando il lettore più affamato di prima. Non è ancora nota la data di uscita del secondo volume, ma sicuramente ci aspettano dei grossi colpi di scena e, chissà, forse la tanto temuta scomparsa di Benjamin. Personaggio indimenticabile e insostituibile che non ha alcuna intenzione di farsi ammazzare e si ribella al suo stesso autore attraverso la voce dell’amico Stefano Benni: «Sarò io a farti fuori, vivrò secoli più di te». Non possiamo che dargli ragione: Ben è immortale.

Daniel Pennac, Il caso Malaussène. Mi hanno mentito, Feltrinelli, 2017, pp. 277, euro 18,50.

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