Intervista a Chiara Giacobelli, autrice di “Un disastro chiamato amore”

Una commedia brillante e originale tutta da scoprire

E’ stato definito “il romanzo dell’estate”, ma l’esordio nella narrativa di Chiara Giacobelli, scrittrice e giornalista alla sua decima pubblicazione, si preannuncia come un successo destinato a durare ben più di una stagione estiva.

Ottime le recensioni ricevute da parte di lettori, giornalisti e blogger, tante presentazioni richieste, giveaway uno dietro l’altro e un lancio sul mercato in grande stile per questa commedia brillante, ironica, decisamente originale edita da Leggereditore del gruppo Fanucci.

La trama

Francese con un lavoro a Parigi e un appartamentino a Montmartre, Vivienne Vuloir è una ragazza buffa e imbranata che colleziona una figuraccia dopo l’altra, fa i conti con una fallimentare carriera di scrittrice e soffre di un numero indefinito di fobie. A trent’anni ha dimenticato il sapore di un bacio, si è adattata a essere identificata come “quella che si occupa di gossip”, ma soprattutto ha perso completamente fiducia nel genere umano, specialmente se maschile.

Quando un giorno riceve un’inattesa telefonata da un certo Mr Lennyster, figlio di un’importante attrice italiana su cui ha da poco redatto un dossier, è certa di stare per subire una grossa lavata di capo. Invece, l’uomo vuole commissionarle la biografia della madre. Così, ben presto Vivienne si troverà a dover affrontare un’avventura a cui non è affatto preparata: un viaggio in Italia, un libro da scrivere, un uomo affascinante, dolce ma oscuro, e una villa piena di misteri da risolvere.

Tra gaffe, tentativi maldestri di carpire i segreti della famiglia Lennyster, amori e altre catastrofi, Vivienne, inguaribile pessimista, capirà che la vita le sta per riservare una sorpresa inaspettata.

Intervista all’autrice

NSC: Chiara pur non essendo nuova alle pubblicazioni, l’esperienza di quest’ultimo libro si può definire una vera e propria novità per te.

CG: E’ vero, sia per quanto riguarda la stesura e tutto il lavoro preparatorio, sia per il riscontro calorosissimo da parte del pubblico. Non mi aspettavo questa felice accoglienza, né tanto interesse, perciò al momento mi sembra di vivere un piccolo sogno. Pubblicare un romanzo è sempre stato il mio obiettivo finale, mentre ora mi rendo conto di non essere giunta alla fine: spero che questo sarà soltanto l’inizio di molto altro.

NSC: Qual è secondo te il segreto che ha generato una ricezione tanto positiva nei confronti di “Un disastro chiamato amore”?

CG: Credo sia il fatto di aver dato vita a qualcosa di originale e forse un po’ diverso rispetto a quanto siamo abituati a leggere sia nell’editoria italiana che straniera. La mia intenzione era quella di creare una fusione tra lo stile leggero e auto-ironico del chick lit anglosassone e la profondità europea, intrecciando tra loro due storie, una contemporanea e l’altra ambientata nel passato, pensata per tenere le fila di una lunga serie di misteri.

NSC: Qual è il tuo personaggio preferito?

CG: Alex mi sta molto a cuore perché rappresenta un modello maschile positivo, in controtendenza rispetto al classico uomo seducente ma egoista alquanto in voga. Viviamo in una società sempre più individualista e piena di violenza: credo sia dovere di noi scrittori mostrare che esiste la possibilità di essere diversi, migliori, più umani. Detto ciò, la mia preferita resta Vivienne, la protagonista femminile, perché è il mio alter ego letterario.

NSC: Si leggono ovunque richieste di un seguito. Ci sarà?

CG: Lo spero tanto, io ho già tutta la storia in mente e questa volta mi piacerebbe ambientarla a Parigi, così avrò la scusa per viverci un po’! Ad ogni modo, dipende da come andrà questo primo libro, è ancora troppo presto per saperlo.

NSC: Tre buoni motivi per acquistare “Un disastro chiamato amore”?

CG: Perché ridere fa bene alla salute, per allargare i propri orizzonti e perché è sempre importante sostenere i giovani autori italiani.

“Un disastro chiamato amore”, Chiara Giacobelli, Leggereditore (Fanucci), pp. 330, 14.90 euro.