Venezia è una città che custodisce luoghi incredibili, tra questi vi è senza dubbio Palazzo Fortuny, un luogo paragonabile a uno scrigno di tesori. La bellezza del museo che si trova all’ interno di questo antico palazzo nasce dalla diversità dei manufatti esposti, dal silenzioso dialogo tra oggetti e architettura e dalla moltitudine di fantasie che queste curiose opere generano.

“Intuition”, l’attuale mostra al Museo Fortuny che è ormai giunta alla chiusura, si colloca perfettamente in questo spazio, probabilmente perchè la Fondazione Axel & May Vervoordt che l’ha prodotta – insieme a MUVE – è già alla quinta rassegna realizzata all’interno del Museo Fortuny e sembra avere ormai compreso lo spirito del palazzo.

Il tema prescelto è molto difficile poiché l’intuizione è qualcosa che sta alla base della creazione di un’opera, è importante quanto fuggevole e spesso indefinibile. Di conseguenza la mostra è un flusso inspiegabile di opere, il tentativo di catturare un attimo che sarà poi il punto di partenza per altre riflessioni.

Invitati a riflettere su questa difficile tematica alcuni artisti rivelano il loro lato più personale o cercano una connessione empatica con lo spettatore (ad esempio Marina Abramović tramite la sua installazione di cristalli di quarzo o Kurt Ralske e Giulio d’Alessio con Tristis est anima mea), mentre altri sviluppano un processo più oggettivo che approfondisce quanto hanno inizialmente captato.

All’entrata dell’esposizione la presenza di Menhir del periodo Neolitico desta qualche perplessità, ma subito dopo il percorso rivela la centralità degli artisti contemporanei in questa ricerca. Artisti che sondano tutte le possibilità di espressione creando coreografie, giochi di luce, installazioni sonore o sedute di ipnosi.

Tra le opere più ingegnose vi è Sparkling matter di Matteo Nasini, un “concerto per cervello addormentato” che trasforma i sogni in opere di ceramica. Data la tematica non possono mancare i Cadavre exquis dei surrealisti, così come le opere di Kandinsky, Klee e Arp.

A tratti sembra prendere il sopravvento l’aspetto più esoterico di questa ricerca che si spinge fino all’ambito del paranormale, rafforzato anche dal particolare allestimento interno del palazzo. Alcune opere sembrano avere ormai trovato l’ambiente ideale in queste sale, come le sculture di Berlinde De Bruyckere che non possono non suscitare una certa inquietudine nello spettatore. Altri artisti dialogano invece con le creazioni di Fortuny, come fa Alberto Garutti in Temporali.

La mostra abbonda di opere senza annoiare il visitatore. L’allestimento invita alla scoperta di spazi molto diversi tra loro: dalla oscura sala con all’interno opere di Lucio Fontana e Hyroshi Sugimoto alla luminosa successione di tele di Gunter Uecker, dalle pareti in mattoni che racchiudono l’opera di Anish Kapoor al gigantesco muro intessuto da El Anatsui, dall’installazione silenziosa ma collettiva di Kimsooja a un piccolo angolo ricco di poesia che accosta un quadro di De Chirico a un’opera di Calder.