Israel Galván a Bologna con “La Edad de Oro”

Un flamenco tradizionale e ribelle

Nella storia del flamenco possiamo individuare diverse fasi e in particolare un periodo di riferimento chiamato “Edad de Oro”. Questo si sviluppa dalla fine del XIX secolo fino agli anni 30 del XX e si riferisce principalmente al canto e al ballo, mentre il ruolo della chitarra si svilupperà successivamente. La critica ritiene che all’Edad de Oro corrisponda il flamenco più puro e creativo, e che il flamenco contemporaneo sia andato perdendo le sue caratteristiche originarie.

Nel suo spettacolo Israel Galván fa risorgere quest’epoca meravigliosa, con la collaborazione dei fratelli David e Alfredo Lagos (rispettivamente cante e toque). Lo spettacolo ha già dodici anni e vanta più di 300 rappresentazioni in tutto il mondo, da Sidney a New York. Lo show ha toccato anche il Teatro Manzoni di Bologna, accolto da un caloroso pubblico di appassionati.

Israel Galván ha dichiarato che con l’avanzare degli anni gli sembra di ballare sempre meglio, in quanto il tempo lo ha liberato dalla schiavitù giovanile del “voler apparire bello”. Non deve più dimostrare qualcosa: può ballare come sente, dando modo al suo corpo di esprimersi liberamente. Questa libertà si sprigiona non appena il ballerino entra in scena: la coreografia è sobria e minimalista, ma allo stesso tempo è così scenografica da rendere quasi superfluo qualsiasi tipo di accompagnamento. I movimenti sono rapidissimi, a volte estremamente lenti, sempre di una precisione millimetrica.

La sensazione è che i ballerini siano due, che ci sia una controparte che dialoga con Galván; la sua mimica è così teatrale che ci induce a credere nell’esistenza di un amico immaginario, presente sul palco insieme al protagonista. In effetti l’espressività, l’energia e la mimica di Galván fanno per due. Il corpo è il suo strumento: lo suona con i piedi, con le mani, perfino con i denti. Nel suo complesso, si tratta di uno spettacolo completo e coinvolgente, ben costruito, in cui ad ogni disciplina viene dato il suo spazio: si alternano momenti di sola danza ad altri dedicati alla musica, ad altri ancora in cui domina la voce magica del cantaor.

La serata si conclude con i tre interpreti che scherzano tra loro, cercando di imitarsi l’un l’altro. Nel farlo dimostrano una grande complicità e la stretta correlazione delle tre discipline, che sono come rami di uno stesso albero. Da secoli il flamenco racconta le storie di amori sofferti, senza mai ripetersi; Israel Galván interpreta questi amori incantando il pubblico: “Ballo perché la gente mi veda e provi qualcosa. Semplicemente questo”.

 

 

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