Kandinsky -> Cage. Un grande percorso tra arte e musica a Palazzo Magnani

Ascoltare con gli occhi

Dall’11 novembre, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, ci si immerge in un percorso tra arte e musica che nasce già nell’Ottocento con la “gesamtkunstwerk” di Wagner – l’opera d’arte totale. È Wagner, infatti, il primo a teorizzare una forma di teatro in cui convergano musica, drammaturgia, poesia e arti figurative; tutte forme artistiche che andavano, secondo la sua idea, subordinate a un unico proposito, creando una perfetta sintesi e armonia.

La mostra traccia un percorso in cui la musica è rappresentata attraverso disegni e dipinti, in un rapporto che è sia di mutuo scambio, sia di incontro/scontro. L’esposizione si apre con una serie di splendidi lubok, di cui Kandinsky era collezionista. Si tratta di stampe popolari russe diffuse nell’Ottocento, che venivano dipinte a mano dalle donne con ampie macchie di colore. Segue una sezione dedicata a Constantin Čiurlionis, pittore, fotografo e musicista di riferimento del simbolismo e dell’art nouveau; bambino prodigio e artista poliedrico, segnato da una fine tragica, le opere di Čiurlionis rappresentano un’armoniosa fusione del linguaggio musicale con quello pittorico.

Agli inizi del Novecento Kandinsky cerca di fare sua questa unione; i suoi primi quadri propriamente astratti vengono per lo più intitolati con termini musicali: composizione, improvvisazione, impressione. Tra le circa cinquanta opere esposte, provenienti da musei e collezioni private, spiccano acquerelli e grafiche di carattere chiaramente musicale, quali i bozzetti per Quadri da un’esposizione di Musorgskij, composizione per la quale Kandinsky curò regia e scenografia.

Tra gli artisti che cercarono di interiorizzare l’unione delle diverse forme espressive, si colloca Schönberg, che fu amico di Kandinsky e professore di John Cage e che in questa mostra seduce il pubblico con il suo Sguardo azzurro: qui il profilo umano si staglia sullo sfondo dorato, mentre il turchese rappresenta il suono della voce, in una metafora di immediata comprensione e atmosfera. Seguono opere rappresentative di Marianne Werefkin (fondatrice del movimento Der Blaue Reiter), Paul Klee, Fausto Melotti e del mantovano Giulio Turcato. Oskar Fischinger fu protagonista del cinema sperimentale tedesco degli anni Venti, sfruttando il periodo in cui musica e pittura trovavano nel cinema un terreno fertile in cui sconfinare. Nel percorso espositivo cattura l’attenzione col suo solare, brillante Favorite (1944).

Segue il vasto nucleo dedicato al secondo protagonista della mostra: John Cage è rappresentato in modo abbastanza completo, attraverso una ricca selezione di opere eterogenee. Troviamo quindi le partiture dei Concerti per piano e orchestra (1958), un capolavoro sia dal punto di vista acustico sia dal punto di vista calligrafico; le partiture di Winter Music (1957), pezzo per 1-20 pianoforti dedicato a Bob Rauschenberg e Jasper Johns; la ricca serie di opere Not wanting to say anything about Marcel (1969); le fotografie che documentano il suo indimenticabile treno (Bologna, 1978).

Arriviamo così alla sala dedicata al suo capolavoro 4′33″, intimamente legato alle tele bianche dell’amico Rauschenberg: “aeroporti per la polvere” come le chiamava Rauschenberg, “aeroporti per il pensiero” le definiva invece Cage. Poco più avanti, una di queste tele completamente vuote è collocata all’interno di una stanza insonorizzata (Untitled, 1974), a dimostrazione del fatto che il silenzio, semplicemente, non esiste.

http://www.palazzomagnani.it