“Kimi no Na wa – your name.” di Makoto Shinkai

Il nome dell'amore

your name

Forte di un record di incassi in madrepatria e accompagnato da una martellante campagna pubblicitaria, per altri due giorni (31 gennaio e 1 febbraio) sarà visibile nelle nostre sale Kimi no Na wa – distribuito col titolo internazionale your name. –, toccante storia d’amore giovanile che segna per Makoto ShinkaiOltre le nuvole – Il luogo promessoci, 5 cm al secondouna svolta inaspettatamente positiva.

Taki e Mitsuha, entrambi liceali, vivono in mondi agli antipodi: l’uno nella capitale barcamenandosi tra arubaito e scuola, l’altra nel paese – fittizio – di Itomori, dove nel tempo libero provvede a officiare il culto del kami – la divinità protettrice – locale. Spesso i due si trovano a sognare l’uno la vita dell’altro ma ben presto capiranno che non si tratta di sogni: per evitare di compromettersi a vicenda iniziano quindi a imporsi delle regole, tra cui quella di appuntare sul telefonino ogni giornata trascorsa nel corpo altrui. In seguito Mitsuha si prende la libertà di organizzare a Taki un appuntamento con una collega di lavoro, dicendo che sarebbe venuto a cadere in occasione del passaggio di una spettacolare cometa: l’appuntamento si svolge come da programma, ma della cometa nessuna traccia.

Di lì a poco gli scambi si interrompono e Taki si reca a Itomori per incontrare di persona Mitsuha, verso la quale i suoi sentimenti si son fatti più profondi, ma una volta sul posto trova solo un enorme cratere, causato dall’esplosione di quella stessa cometa tre anni or sono. Consultando i registri delle vittime, scopre che anche Mitsuha ha perso la vita nella catastrofe: realizza però al contempo che tra le loro esistenze esiste uno sfasamento di tre anni e che forse vi è ancora la possibilità di ristabilire un contatto e salvarla.

Kimi no Na wa

Come dichiarato da Shinkai stesso nel video-appello agli spettatori italiani, questo film «si basa sull’idea che da qualche parte c’è una persona ad aspettarci», non importa quanto tempo ci vorrà per incontrarla. Sotto questo profilo Kimi no Na wa si inserisce coerentemente nella filmografia del regista, cui filo rosso è il tema della distanza, nel caso di Taki e Mitusha non solo spaziale ma anche temporale.

La prima analogia interna che possiamo riscontrare è infatti con Voices of a Distant Star (Hoshi no Koe), OAV del 2002 in cui la studentessa delle medie Mikako, arruolatasi nelle truppe spaziali NATO, si tiene in contatto con l’amico Noboru tramite mail. Tuttavia, man mano che la distanza dalla Terra aumenta, aumenta anche il tempo necessario a che i messaggi giungano a destinazione: nella solitudine Mikako capisce di provare qualcosa per Noboru, ma quando si risolve a confessarglielo sul nostro pianeta sono trascorsi degli anni e costui, crescendo, l’ha pressoché dimenticata.

Kimi no Na wa
Voices of a Distant Star, cortometraggio del 2002

Per la prima volta dopo 14 anni Shinkai abbandona quindi il lirismo sdolcinato e fine a se stesso di 5 cm al secondo e Il giardino delle parole e firma un’opera propriamente autoriale complicando l’impianto narrativo con la cesura a sorpresa del piano temporale principale in due distinti e sovrapponentisi. Certo vi è il permanere di qualche vizio inveterato, come il “feticismo” per le stazioni ferroviarie – teatro di monologhi interiori ridondanti in 5 cm al secondo – , il character design abbastanza anonimo – che quantomeno si astiene dalla deriva moe vista ne Oltre le nuvole – Il luogo promessoci  – e una durata leggermente sproporzionata considerato quello che c’è da raccontare.

Kimi no Na wa

Al contrario, rispetto alle opere precedenti your name. si distingue per una fotografia più realistica e naturale dove i virtuosismi – per esempio nelle sequenze con la cometa – riescono, l’inserimento di una componente umoristica, legata agli imprevisti incontrati nel rapportarsi coi nuovi corpi e amici, e di una folcorica, relativa alla descrizione delle antiche pratiche di Itomori, come la tessitura kumihimo e la preparazione del kuchikami no sake.

E’ proprio a scene di questo tipo che Shinkai affida il compito di spiegare la natura del legame tra Taki e Mitsuha: come i fili sul telaio, «il tempo si annoda, si intreccia e si scioglie», e sempre grazie a un nastro rosso i due, anche quando colti da amnesia, sapranno di essere alla ricerca l’uno dell’altra.  Insomma, Shinkai ci offre una visione fluida e poetica del tempo, in cui nemmeno la morte parrebbe in grado di separarci da coloro ai quali il destino ci ha uniti, purché se ne serbi un ricordo.

Kimi no Na wa

Appunto il ricordo costituisce il secondo nodo della riflessione. Attraverso la splendida cerimonia in abiti tradizionali della preparazione del kuchikami no sake, ottenuto lasciando fermentare il riso delicatamente masticato in un’anfora votiva, Mitsuha trasfonde in esso «la metà di se stessa».

Nel momento in cui Taki lo beve per riallineare le loro coscienze ha inizio la sequenza più stupefacente della pellicola, sia a livello tecnico che di significato: con una sorta di esperienza mistica, caratterizzata dall’acquerello e da colori lisergici, in pochi secondi Taki ripercorre le tappe della vita di Mitsuha passando anche per quelle più travagliate, arrivando finalmente a conoscere la storia di quella creatura con cui, senza sapere perché, aveva da subito sentito una connessione unica.

Quel che conta è dunque l’intensità del ricordo, non la sua chiarezza: la memoria, che in Kimi no Na wa è avversa ai protagonisti, condanna questi ultimi alla frustrazione di dimenticarsi continuamente il nome dell’altro; eppure, nonostante ciò il regista sembra suggerirci che è impossibile fuorviare il nostro cuore.

In conclusione, si tratta di un prodotto senza dubbio pregevole che ci auguriamo costituisca il primo indizio dell’avvenuta maturazione – un po’ tardiva – di Makoto Shinkai: ma gridare al capolavoro o addirittura azzardare paragoni col sensei Hayao Miyazaki appare quantomai fuori luogo.