Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1992, nella zona sud di Los Angeles scoppiarono tumulti violentissimi tra la polizia e la popolazione afroamericana, che causarono 54 morti, migliaia di feriti oltre a enormi danni materiali. Pretesto fu la sentenza di assoluzione per quattro poliziotti accusati di pestaggio ai danni di Rodney King, un taxista nero che non si era fermato all’alt. Il pestaggio era stato casualmente ripreso da un videoamatore e diffuso in tutte le tv nazionali, destando orrore e indignazione. Ai contrasti tra bianchi e neri si aggiunsero quelli tra neri e asiatici, a seguito di una assai blanda condanna comminata a una negoziante coreana che aveva sparato a una ragazzina credendo che volesse rubarle una bottiglia di aranciata.

La pellicola si svolge sullo sfondo di tali drammatici fatti, registrati nella loro tragicità ma nel contempo con una certa equidistanza cronachistica. In primo piano vi è la pasticcera Millie (Halle Berry), una specie di madre coraggio afroamericana, bellissima e sexy che, pur tra mille difficoltà economiche, ha un esercito di bambini di ogni razza, alcuni forse suoi, la maggior semplicemente raccolti dalla strada, accolti in casa e accuditi con gioioso e imparziale amore.

Inevitabile che alcuni dei ragazzi di Millie si trovino coinvolti dei disordini e che lei corra a prendersene cura, coadiuvata da Obie, un vicino bianco e avvenente (nientemeno che Daniel Craig!). I due, proprio nel momento di più alta difficoltà, pericolo e drammaticità, rivelano la propria attrazione reciproca, suggellando una pacificazione privata tra razze, simbolo di quello che dovrebbe avvenire nella società.

Di per sé sarebbe assai lodevole l’idea di celebrare la Rodney King Uprising con una fiction ben documentata anziché con un documentario. Tuttavia, dalla regista che ci ha commosse e appassionate con Mustang e la lotta per la libertà delle donne in Turchia, ci si aspettava qualcosa di più e di meglio.

Le varie scene sono riprese con angolature interessanti, ma la vicenda di Millie e le rivolta di L.A. son tra loro slegate, o troppo pretestuosamente e fittiziamente giustapposte. Millie è poco verosimile nella sua sovrumana positività e la sua attrazione verso Obie è a dir poco surreale e improbabile.