Uno degli ultimi film presentati nella sezione Orizzonti di questa 74ma Mostra del Cinema di Venezia è il drammatico Krieg (guerra), secondo lungometraggio del tedesco Rick Ostermann (con alle spalle però una lunga carriera da aiuto regista) con protagonista l’apprezzato attore berlinese Ulrich Matthes (il Goebbels de La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, giusto per ricordare un titolo).

In questo dramma carico e intenso, Matthes è Arnold, padre di un ragazzo poco più che ventenne, Chris (Samuel Schneider) che decide di arruolarsi e partire per l’Afghanistan nonostante le preoccupazioni della famiglia e della fidanzata. Il film si apre però con un Arnold completamente solo, che dopo aver tragicamente perso tutti (tranne il cane) ha deciso di ritirarsi in alta montagna. Nemmeno questo esilio volontario però riesce a liberarlo dalla rabbia e dalla tristezza causata da quello che la guerra ha fatto, più o meno direttamente, ai suoi cari. Il film allora comincia ad alternare i flashback della straziante attesa del ritorno di Chris con i momenti della vita in montagna del protagonista, tormentata (oltre che dai dolorosissimi ricordi del passato) dalla minacciosa presenza di un cacciatore  contro cui Arnold entrerà, appunto, in guerra.

Punto forte del film è proprio questo complesso intreccio, che permette a Ostermann di mescolare alla perfezione due storie distanti nel tempo ma accumunate da un profondo senso di angoscia e da un comune fil rouge: si tratta del tema della guerra inutile, che per motivi diversi trascina prima Chris e poi Arnold verso una fine tragica, il primo perché incapace di trovare un posto nel mondo per sé stesso una volta diventato adulto e il secondo perché, dopo aver perso ogni amico e ogni alleato nel più tragico dei modi, non può fare altro che trovarsi un nemico.

Tensione e angoscia salgono di pari passo in entrambe le linee narrative man mano che la narrazione avanza, rendendo il racconto in qualche modo addirittura avvincente nella sua drammaticità e naturale pesantezza. A cambiare profondamente da una storyline all’altra è invece lo stesso Arnold, il protagonista interpretato magistralmente da Matthes, che riesce a restituire alla perfezione questo mutamento del suo personaggio: se prima infatti Arnold sembra l’unico tra quelli rimasti a casa ad aspettare Chris a conservare un po’ di razionalità e ottimismo, nelle scene che lo vedono completamente solo in un mare di neve e poco altro Arnold sembra invece dominato da una rabbia viscerale, potentissima ma comprensibile, che lo condurrà verso un finale ancora più drammatico. Insomma la visione di Krieg non è certo un’esperienza rilassante o piacevole, ma una struttura narrativa molto ben orchestrata e la performance mirabile di Matthes contribuiscono a rendere il film un prodotto valido.