L’ Aida firmata La Fura dels Baus accende l’Arena di Verona

Giocare col fuoco

Sabato scorso è stata ri-presentata l’ Aida nel futuristico allestimento de La Fura dels Baus, introdotto per la prima volta nel 2013 per celebrare i cent’anni dell’Arena di Verona. Tre anni fa le scelte registiche e gli allestimenti anticonvenzionali di Carlus Padrissa e Àlex Ollé avevano riscosso giudizi piuttosto negativi dalla critica conservativa. Nonostante  ciò, l’Arena ha deciso di dar loro una seconda chance ed è stata premiata da un impressionante successo di pubblico.

La Fura dels Baus gioca col fuoco in questo sorprendente, futuristico allestimento. In senso letterale: suggestive magie di fumo e di fuoco, spettacoli di luce e ombra, inaspettate scenografie d’acqua si susseguono l’una dopo l’altra, lasciando lo spettatore senza fiato. Ma vale anche in senso figurato: le innovazioni apportate all’allestimento originale sono talmente numerose e moderne da rischiare di diventare “troppo”.  La Fura dels Baus cammina come un funambulo sul sottile filo che separa l’innovazione geniale dal ridicolo.

Sbalzi temporali di difficile comprensione, costumi contemporanei, la presenza di bizzarre creature in tutine argentate lasciano il pubblico un po’ perplesso. Ma, nel complesso, La Fura dels Baus conquista: l’arena, straripante di persone, ha espresso la sua approvazione con commenti entusiastici e lunghi applausi.

I costumi, seppur storicamente imprecisi, sono comunque evocativi; i ricchi tessuti d’oro e d’argento contrastano con le scarne scenografie cantieristiche. Queste ultime vengono lentamente sviluppate e impreziosite da sorprendenti cambi di fondale. Per il III atto, ad esempio, il palcoscenico viene coperto d’acqua a ricreare un Nilo in miniatura, popolato da docili uomini-coccodrillo.

Gli interpreti si muovono liberamente nei vasti spazi dell’arena, si impossessano di gradoni e scalinate; si tramutano in giganteschi fiori in pieno stile Cirque du Soleil; giocano con fiamme, compiono acrobazie. Nella scena dell’investitura di Radamès nel I atto, La Fura dels Baus si sbizzarrisce in virtuosismi coreografici di grande suggestione, accolti con entusiasmo dal pubblico.

Passiamo ora alla nota dolente; la parata trionfale degli eroi egizi che apre il II atto tocca gli apici dell’assurdo: centauri motorizzati, ballerine sexy e carrelli elevatori si susseguono in una folle sfilata carnevalesca. Il risultato è sicuramente trionfale, ma manca un denominatore comune che unisca i vari elementi e la parata appare priva di senso, kitsch. Per contro altre strutture, per quanto eterodosse, sono state invece una bella trovata: è il caso dei cammelli e degli elefanti meccanici.

La battaglia tra egizi ed etiopi è stata simulata da suggestivi giochi d’ombre. La guerra rimane un soggetto letteralmente velato; è la passione amorosa la vera protagonista. Nell’atto finale, dopo la condanna di Radamès, Amneris si toglie il copricapo regale: la sua non è la maledizione di una principessa, ma quella ben più furiosa di una semplice donna innamorata. Nel lutto siamo tutti uguali.

Dietro di lei troneggia una gigantesca pietra tombale, che è stata lentamente costruita nel corso degli atti, come un presagio di morte. Nella scena finale si chiude implacabile sui due amanti, mentre ad Amneris non rimangono più la rabbia, la gelosia, la sete di vendetta, ma soltanto le lacrime per piangere.

Il re – Deyan Vatchkov

Amneris – Violeta Urmana

Aida – Amarilli Nizza

Radamès – Carlo Ventre

Ramfis – Giorgio Giuseppini

Amonasro – Boris Statsenko

Direttore d’Orchestra Julian Kovatchev

Regia Carlus Padrissa e Àlex Ollé / La Fura dels Baus

Scene Roland Olbeter

Costumi Chu Uroz

Lighting designer Paolo Mazzon

Coreografia Valentina Carrasco

Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona

www.arena.it

www.lafura.com