Netflix ha reso disponibili gli ultimi nove episodi della serie, dopo un’attesa che è sembrata eterna. La prima parte si consumava in pochi giorni: tredici puntate intense, che scivolavano via una dopo l’altra, in un continuo crescendo che ci porta qui, alla seconda stagione.

Siamo dentro la Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, ovvero la Zecca spagnola, nel centro di Madrid. Avevamo lasciato Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinki e Oslo all’interno dell’edificio, intenti a stampare banconote con la cooperazione degli ostaggi (parecchi dei quali sono divenuti loro complici) e con la supervisione esterna dell’enigmatico Professore. Ma ovviamente le cose non procedono come da copione e anche questa seconda parte ci regala svolte inaspettate, colpi di scena e un nodo allo stomaco per tutta la durata degli episodi.

I personaggi ci avevano già conquistati, ma in questa seconda parte le diverse personalità emergono anche con maggior forza. È il caso di Berlino che, sebbene abbia suscitato una viva antipatia negli episodi precedenti, si riscatta completamente dimostrandosi generoso, affidabile, un vero leader. Per contro, Tokyo e Rio iniziano a risultare insopportabili e la loro immaturità metterà in pericolo i compagni in più occasioni. Infine, viene dato maggior spazio anche al personaggio di Nairobi, che affiancherà Berlino alla guida della banda, inaugurando il cosiddetto “matriarcato”.

Il tema centrale di questi ultimi episodi è indubbiamente l’amore: quello fraterno, come nel caso del Professore e Berlino; l’amore filale, rappresentato da Mosca e Denver; e infine l’amore romantico (Tokyo e Rio, il Professore e Raquel, Denver e Monica). Di qualsiasi tipo sia, è l’amore a renderti vulnerabile, a metterti in pericolo e a sabotare progetti accuratamente calcolati. Lo scoprirà suo malgrado il Professore: è proprio il coinvolgimento emotivo l’unica variabile che non aveva considerato, l’unico intralcio ad un piano altrimenti perfetto. Eppure, nonostante tutto, vale la pena correre il rischio: sembra confermarlo la scena finale, in cui Sergio e Raquel si incontrano di nuovo, a distanza di un anno, spogliati dalle etichette di “ispettrice e criminale”, “buono e cattivo”.

Ci sono alcuni momenti particolarmente coinvolgenti, come quello della trappola in ospedale, abilmente sabotata dal Professore. Trascinante anche il momento in cui Tokyo viene esiliata dalla Zecca e ancora di più il suo ritorno da centaura (irrealistico ma esaltante). Per quanto riguarda la colonna sonora, il brano portante rimane Bella Ciao, simbolo della Resistenza, di una lotta impari in cui i nostri protagonisti rappresentano Davide mentre le banche simboleggiano Golia. Non mancano, però, melodie più autoctone: ricordiamo in particolare l’omaggio a García Lorca con il bellissimo brano Verde que te quiero verde.

La casa di carta è un thriller intenso e coinvolgente, che si conclude con un finale dolceamaro – una vittoria di Pirro: come in tutte le battaglie, alcuni devono sacrificarsi perché gli altri possano salvarsi. E ci sono vite, momenti, persone, che nessuna cifra potrà ricomprare. La serie si conclude ufficialmente con la fine della rapina e non sono previste altre stagioni. Non resta che confidare nei recenti rumors, che pronosticano uno spin-off ambientato negli Stati Uniti; le voci sembrano essere state confermate dallo stesso Álex Pina, creatore della serie.

Ideatore Álex Pina

Úrsula Corberó: «Tokyo» / Silene Oliveira

Itziar Ituño: Raquel Murillo

Álvaro Morte: «Professore» / Sergio Marquina / Salvador Martín

Paco Tous: «Mosca» / Agustín Ramos

Pedro Alonso: «Berlino» / Andrés de Fonollosa

Alba Flores: «Nairobi» / Ágata Jiménez

Miguel Herrán: «Rio» / Aníbal Cortés

Jaime Lorente: «Denver» / Ricardo Ramos

Darko Peric: «Helsinki» / Yashin Dasáyev

Roberto García : «Oslo» / Dimitri Mostovói

Esther Acebo: Mónica Gaztambide

Enrique Arce: Arturo Román

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