La Collezione Gelman: Arte Messicana del XX secolo

Frida Kahlo e Diego Rivera in mostra a Palazzo Albergati fino al 26 marzo 2017

La collezione Gelman si colloca tra le più importanti collezioni di arte messicana del XX secolo e racconta quella che fu definita “Rinascita messicana” (1920-1960). Protagonista indiscussa dell’esibizione è la coppia Kahlo-Rivera, che ha conquistato l’immaginario collettivo con la sua struggente storia d’amore.

Jacques e Natasha Gelman, provenienti rispettivamente dalla Russia e dall’allora Boemia, si conobbero a Città del Messico e qui si stabilirono definitivamente. Le prime opere che commissionarono furono i ritratti di Natasha, entrambi del 1943, dipinti da Frida Kahlo e Diego Rivera.

La mostra sottolinea le forti differenze presenti nel lavoro dei due artisti: mentre Rivera fu sempre un pittore “pubblico”, che metteva sulla tela le tradizioni e la storia del popolo messicano, Frida Kahlo guardò solamente a sé stessa, dedicandosi principalmente all’analisi della sua vita interiore.

L’esposizione non ha la pretesa di offrire una panoramica completa sui due artisti, trattandosi appunto di una collezione privata ma è comunque ricca di spunti significativi. Il percorso comincia col periodo cubista di Diego Rivera, che frequentò e si lasciò influenzare da artisti quali Léger, Picasso, Braques e Picabia. Il suo spirito patriotico domina le sue creazioni, nelle quali troviamo costumi tipici, leggende e tradizioni popolari. Questa caratteristica è chiaramente visibile sia ne Il guaritore che nel Venditore di calle, entrambi del 1943.

Le opere di Frida sono, per certi versi, l’opposto. L’artista dipinse principalmente autoritratti e paesaggi interiori, con una particolare attenzione allo studio dell’anatomia umana. La sezione dedicata a Frida “biologa e naturalista” (così si definì lei stessa) mette in luce questo suo particolare interesse, che si collega alle numerose e lunghe malattie patite dall’artista: l’infermità della colonna vertebrale, gli aborti, il piede rotto. Frida studiò l’anatomia umana sui manuali di medicina e trasformò il suo corpo in territorio d’indagine, cercando così di esorcizzare il dolore procuratole da un corpo troppo umano, inadeguato. Avrebbe voluto diventare medico, la vita la condannò invece al ruolo di paziente cronica.

L’opera di Frida riflette la sua vita privata, che ruotava intorno a Diego Rivera in maniera ossessiva. Questo amore sofferto, morboso fino a diventare totalizzante, è raccontato sia in Autoritratto con treccia (1941) sia in Autoritratto come Tehuana (1943): qui Diego campeggia in mezzo alla fronte della donna e domina i suoi pensieri, rappresentati come lunghi fili bianchi e neri che si spargono sulla tela.

Oltre ai quadri, l’esibizione presenta una collezione di abiti che i più grandi stilisti hanno dedicato a Frida Kahlo e una ricostruzione della sua camera da letto, col leggendario specchio appeso al baldacchino. Completano la mostra una selezione di opere di Ángel Zárraga, Rufino Tamayo, David Alfaro Siqueiros e María Izquierdo.

Dal 29 novembre 2016 al 26 marzo 2017

Frida Kahlo, Diego Rivera, RufinoTamayo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Ángel Zárraga

www.palazzoalbergati.com