“Per trovare la giustizia bisogna essere fedeli: essa come tute le divinità, si manifesta soltanto a chi crede”. Inizia con questa citazione di Piero Calamandrei il film scritto da Enrico Maisto e Valentina Cicogna. Vincitore del Premio Solinas per il Documentario nel 2015 è prodotto dalla milanese Start di Riccardo Annoni, in co-produzione con RAI Cinema.

Sessanta cittadini, estratti a sorte da un sistema informatico, prendono posto nell’aula in cui si celebrano i processi della II sezione della Corte d’Assise d’Appello. I fortuiti candidati passeranno un giorno intero fra le pareti rivestite d’onice, in attesa di sapere se, aldilà della propria volontà, saranno scelti dal Presidente della Corte per assurgere a un ruolo di cui molti non conoscevano nemmeno l’esistenza, il ruolo di giudice popolare.

Il film racconta, dal punto di vista dei cittadini che sono stati chiamati dalla legge, la cronaca di quella giornata particolare.

“Nella piccola metamorfosi del comune cittadino in magistrato diventa visibile molto di quello che sono i nostri sentimenti verso la Giustizia, la responsabilità del giudizio, l’indecifrabilità dei comportamenti umani, specie quelli criminali” – dichiara il regista.
Classe 1988, Enrico Maisto ha scelto un tema originale e lo ha messo in scena indagando sul lato umano della giuria popolare. La macchina da presa, curiosa, ma sempre rispettosa, inquadra volti e dà spazio ai pensieri di cittadini in attesa di essere chiamati a giudicare con rettitudine e imparzialità al fine di trovare verità e giustizia.


Dalle stragi, come quella di Brescia, agli omicidi: “La comunità, in una certa misura – prosegue Maisto – è chiamata, qui, a guardarsi da fuori, in un riflesso che talvolta può essere anche disturbante: paure, aporie, illusioni, egoismi, speranze. Il momento della selezione è un grande laboratorio umano che ci sembra importante esplorare, anche a costo di uscirne più disorientati di prima”.