Con questo film il trentasettenne regista argentino Santiago Mitre lancia una denuncia forte e irriverente contro la politica dell’America Latina e della sua Argentina in particolare, mostrandola, come in un thriller, manovrata con dalla mano occulta degli Stati Uniti, che userebbero senza esitazione anche la violenza, quando non riescono a persuadere con la corruzione.

La vicenda racconta di un ipotetico summit dei presidenti dei Paesi Sudamericani finalizzato a realizzare un accordo sullo sfruttamento del petrolio. Il summit si svolge in un hotel a Bariloche, sulla cordigliera cilena, dove la strada che si inerpica come un serpente contorto nel possente ambiente montano fa da scenario alle intricate trame politiche.

Il film è condotto con attenzione alla simbologia di immagini – sia quelle naturali, sia quelle di dipinti storici ottocenteschi – sulle quali la macchina da presa si sofferma come per sottolineare i contrasti, o le drammatiche analogia, con la realtà rappresentata.
In primo piano nel summit – con non velato riferimento all’attuale Presidente Mauricio Macri – vi è Hernán Blanco (Ricardo Darin) Presidente dell’Argentina: è lui l’uomo comune, eletto perché figlio del popolo, che in una intervista, sorprendendo la giornalista, cita Marx e parla con equilibrio e saggezza. Ma è anche lo stesso che teme per la propria carriera e per la propria vita quando l’ex marito di sua figlia Marina (Dolores Fonzi) indaga su oscure vicende del passato.

Ed è proprio sul piano della vicenda personale e più intima del Presidente che la pellicola rivela cedimenti, fino ad apparire non solo inverosimile, ma quasi una farsa, chiamando in causa uno psicologo che usa l’ipnosi per scavare nel passato di Marina.
Un film con imprevisti cambi di livello, di tono, di indagine psicologica. Sarebbe sufficiente la denuncia politica per fare di questo un ottimo film, specie perché interpretato ottimamente da un convincentissimo Ricardo Darin. L’averlo complicato con la vicenda personale lo ha caricato di sospetti gravissimi e giustificazioni poco plausibili ma, senza prove, le accuse paiono pretestuose e emotive.

Presentato al festival di Cannes 2017 e pluripremiato in diverse rassegne, il film compare nella sezione “Festa Mobile” del Torino Film Festival 2017, dove il regista aveva presentato, nel 2015, il suo secondo lungometraggio La Patota – Paulina, nel quale Dolores Fonzi, la medesima protagonista di questa pellicola, aveva ottenuto il premio come miglior attrice.