“La coscienza del male” e la coscienza dei tempi

In libreria il nuovo romanzo di Matteo Gentile

Un romanzo concepito in modo “corale”, con una progressione di quadri destinati via via a tessere relazioni fra i personaggi e a comporre un orizzonte narrativo d’insieme, gioca sempre una delicata scommessa con il lettore; ed è l’efficacia di un dispositivo che tenga insieme i pezzi fin dalle prime pagine, rovesciando l’apparente discontinuità iniziale in un catalizzatore efficace di storie. Ne La coscienza del male (Il seme bianco, 2017), sua seconda prova narrativa di ampio respiro dopo il romanzo storico Danza di passione (Editore La Riflessione, 2011), il martinese Matteo Gentile si cimenta nell’impresa in un terreno insidioso, nel quale le singole scaglie di vissuto interiore dei personaggi, attraversate dall’interno con abbondanza di registri espressivi, riassorbono l’approfondimento sovrapersonale di un “male” tutto contemporaneo, evocato dal titolo; un’infezione che scuote le certezze e l’aria serena d’Occidente, addensa i fantasmi di terrorismo e esodo migratorio, troppo spesso liquidati e rimossi, alle porte di una quotidianità che di colpo si scopre parte di un orizzonte planetario instabile; “ora e qui” ove i rapporti fra le persone fanno i conti con l’oscurità infiltrante di un Altrove fuori controllo, destinato a collidere con la vita dei protagonisti in modo drammatico.

Paola e Claudio, i due personaggi centrali del libro, conoscono il dolore e il “male” in una declinazione di partenza tutta privata, lei impegnata ad evadere da un passato doloroso attraverso l’arruolamento nell’esercito, lui in crisi con la sua famiglia alla disperata ricerca di risposte; resi oggetto di una sollecitazione di fatti e coincidenze anomale, portato di un “male” più grande che risucchia su scala infinitamente più ampia la dimensione di un’individuale possibilità di riscatto, entrambi si scoprono pedine di un gioco che sembra trascenderli, e in realtà inocula insperati anticorpi nell’assestare una visione “altra” del mondo, con una prospettiva finale di speranza.

Gentile è assai abile a gestire l’incastro dei vari quadri, ordinando capitoli e sezioni del libro attraverso segnaposti semantici di “colore” (Ansia, Dubbi, Mistero, Sospetto, ecc.) e più circoscritti (Paola, Zagare, Guerriero, Narghilè, ecc.), accanto a precise marcature temporali; e ci riesce seminando indizi di convergenza quasi sottotraccia fra i piani narrativi, non rinunciando in superficie alla composizione di ritratti psicologici accorati e accurati, con una prosa densa, continuamente orientata allo scavo interiore. Un libro avvincente e di grande interesse.