La favola di Charlize Theron

Charlize Theron a Milano per presentare Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio

Foto Massimo Kunstler

Charlize Theron torna a vestire i panni di Ravenna, la regina cattiva di Biancaneve nello spin-off di Biancaneve e il cacciatore, film del 2012.
Il nuovo film, Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, racconta la storia di Freya, sorella di Ravenna e Regina dei Ghiacci delle terre del Nord.
Abbiamo incontrato a Milano Charlize Theron, che per l’occasione ci ha parlato di fiabe, di educazione maschile e di potere femminile.

Come è stato indossare per la seconda volta le vesti di Ravenna?

“E’ stata una bella occasione per me. E’ un dono per un’attrice. Quando ho interpretato Ravenna per la prima volta ero consapevole di trovarmi di fronte a un’icona. Così mi sono informata, ho cercato tutte le immagini di questa regina cattiva e mi sono chiesta “come è possibile rendere contemporaneo un ruolo così eterno e fare in modo che risuoni al pubblico moderno?” Per farla sembrare vera, io e tutta la produzione abbiamo capito che avremmo dovuto rischiare, elaborare qualcosa di nuovo e fare l’opposto, cioè puntare su qualcosa di assolutamente diverso dall’iconografia della Regina Cattiva, proprio per renderla eterna”.

Cosa le è piaciuto di questa nuova interpretazione?

Charlize Theron
foto Massimo Kunstler

“In questo film ho potuto esplorare ancora di più l’ essenza di Ravenna grazie al rapporto con la sorella Freya. Devo essere sincera: c’è un grande senso di liberà nell’interpretare questi ruoli. Non è solo questione di incarnare l’essenza del male, ma di un mondo intero. Non credo che avrò di nuovo una possibilità di questo tipo nella mia carriera”.

Quale potere hanno le fiabe oggi?

“Sono racconti moraleggianti su cosa fare e non fare, sulla luce e sulle tenebre, sulla lotta eterna tra il bene e il male, sul conflitto che ciascuno di noi ha come essere umano. Io leggo le fiabe a mio figlio la sera e le sto riscoprendo ora, perché da piccola non me le leggevano. Raccontano di conflitti morali e hanno in sé uno straordinario messaggio contemporaneo. Le fiabe nascono come racconti per bambini ma si basano intorno ai miti. Ogni storia ha un filo diretto con un mito, con i racconti classici. Noi le consideriamo storie per bambini, ma non è così. Le fiabe sono storie importanti a qualunque età”.
Torniamo a Ravenna, come è stato letteralmente entrare di nuovo nei suoi splendidi panni?

Charlize Theron
Foto Massimo Kunstler

“Dio benedica Coleen Atwood, lei è geniale nella trama e nei tessuti dei vestiti! Questo è il terzo film che faccio con lei. E’ collaborativa. E’ divertente. Ha fatto un magnifico lavoro, ma nonostante i suoi meritatissimi Oscar, ci rende la vita difficile!!! I costumi erano pesantissimi. Io e Emily Blunt non ce la facevano più! Certo questi costumi aiutano a entrare nei panni dei personaggi in maniera molto realistica, anche perché si fa fatica a camminare e tutto si imposta in un certo modo. Ogni cosa diventa complicata ma dall’altra parte aiuta molto gli attori a calarsi nell’essenza dei personaggi. Il problema è che quando provo il costume in camerino tutto va bene, poi mi ritrovo a starci sul sul set otto ore, e mi viene da urlare “Oh mio dio non riesco a respirare!”

Come mai, secondo lei, ultimamente il ruolo del Principe Azzurro nelle fiabe è passato in secondo piano?

“Io non credo che il femminismo significhi che noi odiamo gli uomini. E non credo che quando le donne parlano di femminismo parlino in questi termini. Sono una femminista che ama gli uomini e che li celebra. Solo interagendo con gli uomini le donne possono trovare la loro forza! Quando mio figlio sviluppa un’ossessione per Frozen io sono contenta. Perché quel film racconta un tipo di amore diverso: quello tra due sorelle. E io trovo tutto questo meraviglioso. Non possiamo risolvere la questione della violenza sulle donne rivolgendoci solo a loro. Dobbiamo rivolgerci anche agli uomini, ai nostri figli. Dobbiamo crescere i nostri figli come gentiluomini. Il Principe Azzurro è giusto che ci sia. Ma è anche giusto creare un equilibrio per raccontare le storie”.

Sceglie principalmente i ruoli di donne forti o è sempre stato un caso?

“Non credo di sentirmi prigioniera di un cliché di donne risolute o realizzate. Credo che sia la realtà della vita. Non ho mai pensato a priori a ruoli da interpretare. Desidero essere attrice di belle storie da raccontare. Sono guidata dal desiderio di lavorare con quello o quell’altro cineasta. Quello che io voglio come attrice è essere in grado di dire la verità. In un ruolo guardo la storia che il personaggio affronta, che tipo di verità, o meglio quale battaglia conduce. Le donne hanno una posizione di potere da secoli. E’ che di fatto questo non è stato rappresentato in modo adeguato al cinema. Nella società oggi, le donne hanno tanto quanto gli uomini un interesse di potere. “.

Secondo lei, Ravenna agisce per paura?

“Quando ho girato la scena di fronte allo specchio e ho dovuto dire quella frase così iconica “Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, è stato davvero molto difficile. Non sapevamo come andare oltre l’idea di una donna vanitosa. Perché in quella frase c’è tutto, c’è la sua necessità di sopravvivere, quanto fosse terribile per lei guardare quello specchio. Quando vediamo persone agire con violenza, diamo per scontato che si tratti di cattive persone che agiscono perché sopraffatte dalla paura. Dobbiamo immaginare il personaggio nel contesto e visualizzare il suo ostacolo. Allora così abbiamo la percezione della posta in gioco. Questa è una delle cose che cerco di scoprire come attrice e che non mi vengono servite su un vassoio d’argento”.