La pietra filosofale di Cesare Cremonini

Si è già scritto di tutto. Che se n’è strafregato delle logiche di mercato. Che Poetica è un’”anticanzone” da radio. Che il pezzo più breve dura 4.09 minuti. Ce n’è anche uno di oltre 7 minuti, come se ne facevano negli anni ’70. Ma col prog Cremonini non c’entra niente. Non c’entra neanche col 18enne che passava i pomeriggi in sella alla sua Vespa su e giù per i colli bolognesi. O forse pure quella era una farsa.
Forse la vita di Cremonini è la musica stessa.
E smettiamo di chiamarlo Cesare, che lui non vuole. Almeno non quando si parla dei suoi dischi, che sono una cosa seria.

Quando si fa una recensione di un album (che ambizioni! Chiamiamolo commento di pancia), delle logiche di mercato ce ne freghiamo. E poi a Cremonini avevano già detto che avrebbe fatto gli stadi, ancora prima che iniziasse a scrivere il disco.
Quindi: perché non rischiare?
Ma no, i primi stadi! Motivo in più per sfornare un album radiofonico: non suonato, synth, elettronica. Una Lost in the weekend (bella canzone. Giustamente, estemporanea) al cubo.

No, no. Niente di tutto ciò. Fregatevene di queste “logiche di mercato” (che espressione orrenda!) e mandate a quel paese le radio che sfumano Poetica nel finale. Tanto noi l’ascoltiamo dal disco e quegli echi beatlesiani ce li gustiamo dall’inizio alla fine.
E poi provate a immaginare Nessuno vuole essere Robin illuminata da migliaia di cellulari a San Siro. Che magari per voi, nostalgici degli accendini, non sarà il massimo del romanticismo. Ma a me, che ho 23 anni, questa scena fa piangere. Così come fanno piangere i 7.03 minuti de La macchina del tempo. Partiamo dalla fine, come nella canzone: dall’ultimo bacio. Ho sognato una coda strumentale di due minuti e mezzo. Fa niente. Rimane splendida.

Nessuno vuole essere Robin, la nuova Marmellata #25. Vorrei citarne una frase, non riuscirei: farei un torto a quella meraviglia, concatenazione perfetta di così tante verità. E verità scritte in maniera bella.
Sì, sto usando la parola “bella” in una recensione. Non è per niente professionale! Ma di cosa parliamo, quando parliamo di musica? Di armonia? Di semiminime, crome e biscrome? Anche (forse!), ma poco. Parliamo di emozioni. Siamo onesti: la musica fine a se stessa non ci dice niente, ci annoia. Il virtuosismo fine a se stesso. Poi arrivano pezzi come Poetica: un blues, tremendamente classico, terribilmente canonico. Dannatamente bello. Di una semplicità disarmante, ma con un arrangiamento da brividi. E se la spogliassimo? Ci appoggeremmo a delle parole di una “totalità” definitiva. La dichiarazione d’amore alla vita. Che ci impedisce di sposarci con la persona che abbiamo amato, perché siamo già impegnati con lei. Ma che non ci impedisce di rovinarle il matrimonio. Perché qual è la manifestazione più potente dell’esistenza, se non sentirsi vivi in tutta la propria fisicità? Mike Nichols ci ha girato un capolavoro!

Che Cremonini abbia fatto un album poco radiofonico a me importa poco. Poetica l’abbiamo amata e il disco lo vivremo negli stadi (e, come lui, in Italia, fanno una manciata di artisti). Si usa a sproposito il termine “coraggio”. Rispolveriamo la parola “mestiere”. Quello del cantante. Cremonini. Che magari si priva anche di una parte di vita. O forse non ho capito niente io: in realtà la amplifica e la rigetta tutta in musica. Perché, quale modo migliore per vivere, se non costruire i ricordi di migliaia di persone? Eterna pietra filosofale. E qui Cremonini ci regala tutto. Il futuro, gli amori che nascono e gli amori che finiscono, la vita, le delusioni, la spensieratezza. In un grande caleidoscopio emotivo.
Ci regala il disco più bello del 2017.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, quarto anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base e Young.it. Giornalista pubblicista. Attualmente scrivo per Spettakolo.it.