Presentato a Venezia 73. nella sezione parallela Giornate degli Autori, La ragazza del mondo è il lungometraggio d’esordio del regista tivolese Marco Danieli che, attraverso la relazione tra una testimone di Geova e un ragazzo delle borgate, mette a confronto due universi agli antipodi ma ugualmente settari: quello dell’integralismo religioso e quello della criminalità.

Giulia (Sara Serraiocco) è una testimone di Geova all’ultimo anno di liceo che nel tempo libero si reca nei quartieri popolari per fare volantinaggio. Qui fa la conoscenza di Libero (Michele Riondino), un giovane con precedenti penali avverso alla sua confessione. Nonostante l’astio dimostratole, Giulia chiede al padre di assumere Libero al mobilificio di famiglia, e proprio sul luogo di lavoro scoccherà la scintilla; nel frattempo gli attriti con i genitori aumentano, dal momento che questi non sembrano intenzionati a farle proseguire gli studi.

La tresca viene poi scoperta e Giulia è convocata dinanzi al Consiglio degli Anziani per aver scambiato effusioni con un “ragazzo del mondo” – ossia un individuo estraneo alla dottrina di Geova –, rischiando l’espulsione dalla comunità. Con un guizzo di ribellione Giulia decide di andare a vivere da sola con Libero, il quale tornerà allo spaccio mettendo in pericolo se stesso e la compagna.

Istruendo un paragone, possiamo dire che qui l’appartenenza ai testimoni di Geova di Giulia ha la stessa funzione dell’handicap di Dasy e Viola in Indivisibili di De Angelis, cioè costituisce lo spunto da cui si sviluppa la storia di crisi e di crescita della protagonista. Infatti il film non vuole essere di denuncia e descrive la vita dei testimoni di Geova senza scadere in critiche spicciole di queste forme di religiosità. Certo il giudizio complessivo non è lusinghiero: si tratta pur sempre di una loggia che rigetta diversi aspetti della modernità e che adotta una politica di chiusura nei confronti di chi esce dal seminato.

Tuttavia la condizione peggiore non è quella del credente ma del delinquente: mentre Giulia, dopo la disassociazione, è lasciata libera – e, ancor prima, si sente libera – di vivere a suo modo, Libero non riesce mai a lasciarsi alle spalle le cattive abitudini e compagnie, finendo per compromettere la convivenza con la ragazza; paradossalmente, nonostante l’ostentata indipendenza è proprio Libero – nome che suona antifrastico – l’elemento della coppia a essere stato maggiormente influenzato dal proprio ambiente sociale.

Ulteriore pregio de La ragazza del mondo è la sua enigmatica protagonista Giulia. E’ difficile appurare se la sua adesione alla dottrina di Geova sia genuina o passiva: non appena ricevuta notizia della “scomunica” si fionda a letto con Libero, come se sino ad allora avesse preservato la propria purezza solo nella speranza di rientrare nelle grazie della congrega, ma di lì a poco la vedremo implorare Geova di salvare il fidanzato in overdose deplorando la sua condotta morale. In questo senso, forse Giulia incarna le contraddizioni del credente contemporaneo, diviso tra la contemplazione di una gioia eterna ma postuma e la possibilità di godere delle distrazioni del secolo.

In conclusione, per quanto Danieli ancora difetti di personalità registica, La ragazza del mondo è un’opera prima tecnicamente sobria che offre un’introspezione approfondita dei suoi personaggi, peraltro interpretati a dovere. Resta per noi ancora un mistero perché i migliori film italiani di questa edizione siano rimasti confinati nelle Giornate degli Autori.