“La prima regola degli Shardana” di Giovanni Floris

Il gioco di squadra nella vita

Il gioco del calcio, o meglio il gioco di squadra è la misura che scandisce la vita di un gruppo di amici, quasi cinquantenni, che cerca di sintonizzarsi con l’età che ha.

Non parla di economia né di politica La prima regola degli Shardana di Giovanni Floris, ma racconta l’intreccio delle vite di amici fraterni dai tempi della scuola; stretti in panni malinconici e insoddisfatti, “dissonanti rispetto a un periodo storico in cui c’è spazio solo per l’individualità, mentre loro sanno relazionarsi solo in un gioco di squadra“, fanno i conti con sé stessi, con la voglia di stoppare il pallone, anche se sono vestiti di bianco e si sporcheranno.

“L’ENERGIA PIÙ POTENTE DEL MONDO È QUELLA SPRIGIONATA DA UN GRUPPO DI AMICI CHE CONDIVIDONO UNA PASSIONE FUORI TEMPO MASSIMO”

 

Raffaele – di origini sarde, è uno sconfitto, ex imprenditore che ha avuto un’unica idea buona che è andata male, campa di stenti ed è sposato con la superba figlia di un criminale – Giuseppe – celebre giornalista televisivo – e Sandro – parafangaro, ossia avvocato che campa di piccole truffe – si ritrovano a Prantixedda Inferru, nel cuore dell’Ogliastra, un’estate da quarantacinque gradi all’ombra (ma senza l’ombra) a casa dei genitori di Raffaele.

Raffaele, Giuseppe e Sandro arrivano nel paesino con una missione molto improbabile: far rinascere la locale squadra di calcio e vincere la Coppa Sarda. Problema numero uno: il sindaco corrotto del paese e un milionario senza scrupoli remano contro, e con grande energia. Problema numero due: uno degli amici forse sta giocando contro la sua stessa squadra.
Questo gruppo di strampalati, disperati amici cercano non solo di vincere la coppa sarda, con una squadra totalmente scombinata, ma vincere anche nella vita; l’unica cosa che cercano è imporre il loro modo collettivo di vedere la vita. Dall’inizio del torneo, da un bagno di sangue, a perdite dignitose, a poco a poco la squadra del Prantixedda Inferru, da sfigati con un prete, uno zoppo, un gigante, due bambini e un giornalista famosissimo, diventa un manipolo di eroi.

 

“Siamo noi, siamo sempre noi. Dopo trent’anni”

Con un Presidente per caso, un Cavaliere fuori controllo, un amore contrastato, una coppia di anziani saggi e combattivi, una squadra arcobaleno, uno scontro tra mafiosi rom e spacciatori genovesi, un campione del mondo in vacanza, La prima regola degli Shardana – Gli Shardana erano i guerrieri sardi. I ribelli che nessuno ha mai saputo sconfiggere. Grandi navigatori, pirati. Erano l’incubo delle popolazioni del Mediterraneo. Gente che di regole non ne aveva poi molte. Ma una sì. Una l’aveva. Quella che li teneva insieme e che li portava alla vittoria – è un inno all’amicizia, un romanzo cinicamente divertente, scritto con un’abilità narrativa che ti butta in campo e ti fa sentire parte di questo gruppo.


Questo romanzo descrive quel bisogno di raggiungere collettivamente gli obiettivi. “La capacità di coordinare tante potenzialità e tanti difetti fa scavalcare tutti i problemi di un progetto. Un progetto è sempre un tentativo approssimativo di leggere la realtà. L’essere in tanti ti permette di avere tanti occhi sulla realtà” ha raccontato Floris, che per il personaggio di Giovanni si è ispirato un po’ a sé stesso.

 

Giovanni Floris, La prima regola degli Shardana, 2016, Feltrinelli, pp 336, €18.00