E dopo anni di attesa arriva sugli schermi il primo adattamento cinematografico della serie La torre nera di Stephen King, diretto da Nikolaj Arcel, già premiato a Berlino nel 2012 per Royal affair.

Jake Chambers è un ragazzino problematico la cui già turbata psiche non viene certo aiutata dallo mondo post-apocalittico in cui viene proiettato da strani incubi ricorrenti. Seguendo uno di essi Jake trova un portale che lo conduce nella dimensione da lui sognata, ovverosia ilo Medio-Mondo, finendo per rimanere coinvolto nella lotta tra il pistolero Roland (Elba) e lo stregone e sovrano Walter (McConaughey). Il primo cerca il secondo per vendicarsi, mentre quest’ultimo è focalizzato sulla ricerca del bambino prescelto per usarlo al fine di abbattere l’eponima Torre Nera, perno attorno al quale orbitano tutte le dimensioni.

Le aspettiva per questa trasposione era dunque ampie e molteplici, ciononostante Arcel riesce nel difficile tentativo di aggirarle tutte, con esiti positivi e negativi. Peccato che però la bilancia penda molto di più da quest’ultima parte. La torre nera infatti è un film che fa fatica a collocarsi  in un qualunque modo rispetto ai suoi scopi. Se l’intento era quello di iniziare una saga (come probabilissimo) Arcel non ha successo nel confezionare un’opera introduttiva, dedicata ai spiegazioni della dinamiche dell’universo (e/o universi), ma crea un film fantastico-fantascentifico-western che non va da nessuna parte. E non perchè le suggestioni siano troppe, bensì per il fatto che la sceneggiatura frenetica è tutto fuorché d’ampio respiro, laddove invece rimane chiusa in se stessa, evitando di aprire a qualsiasi editorialità.

A cavallo, appunto, tra una fantascienza povera di spiegazioni (portali infradimensionali e basi iper-tecnologiche) e un elemento fantastico antiquato (lo stregone cattivo vuole buttare giù la torre senza che ci venga dato un motivo, e questa deve essere buttata giù da un bambino perchè di sì), La torre nera si presenta come un film frettoloso che unisce il peggio dalle varie ispirazioni a cui fa riferimento. Stiamo parlando piuttosto di un film d’azione semplice e quadrato con un’ambientazione un po’ più particolare del solito, senza la capacità né di iconizzare i personaggi, né di inquadrarli in un’ottica contestualizzata: di fatto siamo davanti al tentativo di fare di uno script introduttivo e ampio un prodotto interamente autoconclusivo. In questa maniera vengono lasciate da parte parecchie ragioni dietro la faccenda oltre che la stessa struttura di questo mondo. Non che sia indispensabile fornire spiegazioni sistematiche, ma calandoci in un universo creato ex novo le cui storture non sono espedienti ma tratti costitutivi, glissare su quest’aspetto significa rendere ancor più nebuloso e incerto il film.

Nemmeno i tempi funzionano, nel senso che si ha l’impressione di assistere a un’opera troppo breve con un ritmo sballato: dopo aver affastellato elementi uno sopra l’altro per circa un’ora in un’odissea poco raffinata ma tutto sommato comprensibile in nell’ottica di una predisposizione introduttiva, Arcel passa direttamente con un volgare espediente allo scontro finale, conclusosi in modo stucchevole, peraltro. E allo stesso modo non convince la messa in scena, troppo pop e pulita per il genere di storia che si va a raccontare, con la solita cassazione della violenza per rientrare nel PG-13: sgherri assolutamente non umani (così si possono uccidere a frotte senza pensarci) anche se lo sembrano, e più esplosioni che sangue anche se si vedono quasi solamente coltelli e revolver. Un altro dettaglio a questo punto insignificante ma sempre amaro è la dinamica del gunslinger Elba, che perde il fascino di pistolero che ereditava dallo spaghetti-western; le pistole a tamburo sono lì per fedeltà al personaggio probabilmente, ma il loro utilizzo è simile a quello di un mitragliatore, snaturando l’immagine evocativa del personaggio così come compariva all’inizio del film.

In conclusione, La torre nera è un film completamente sbagliato dal punto di vista editoriale, che tenta di conseguire obiettivi inconcepibili con presupposti che indirizzano verso la direzione contraria. Forse e a malapena sopportabile solo perchè dura pochissimo.