Katherine è giovane, ingenua e probabilmente, come ogni ragazza della sua età, crede nel vero amore. L’aspetta, invece, un matrimonio combinato dove il marito ha almeno il doppio dei suoi anni e dove l’amore, quello che lei aveva sognato, non è certo di casa.

Si ritrova così in trappola. Il marito non la desidera, a dire il vero non la sfiora nemmeno con un dito e lei si ritrova ben presto sola e umiliata in una casa che diventa sempre più fredda proprio come il suo cuore.

Pressata dal suocero che vorrebbe un erede a tutti i costi, Katherine approfitta di un periodo di assenza del marito per dare libero sfogo alle proprie passioni. Scopre il desiderio tra le braccia del giovane stalliere Sebastian. Ma restare insieme per i due non è affatto facile, tanto meno se si abita nella profonda campagna inglese di fine Ottocento. I problemi si trovano dietro l’angolo e Katherine sarà costretta a prendere delle decisioni inaspettate.

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Presentato in anteprima già al Festival di Toronto, Lady Macbeth di William Oldroyd si ispira al racconto di Nicolaj Leskov Lady Macbeth del Distretto di Mcensk. Girato low budget (pare con soli 670,00 dollari) il film ruota tutto intorno al volto e alla fisicità di Florence Pugh, perfetta in questo ruolo a metà fra una giovane sposa nevrotica e una dark lady passionale.

Al suo primo ruolo da vera protagonista la Pugh si muove come una “veterana” di fronte alla macchina da presa, calibra sguardi e gesti, donando la giusta inquietudine e una buona dose di follia a questo personaggio complesso e scorretto.

Un debutto interessante, quindi, sia a livello regista che attoriale.