The Woman who left di Lav Diaz ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2016. Meritatamente. Ma dietro l’angolo, e più del solito, sono emerse le polemiche. Non è un film commercializzabile: troppo lungo, troppo autoriale, troppo in bianco e nero. Chi mai vorrà vederlo? Il suo pubblico si è già esaurito con i pochi appassionati che l’hanno apprezzato in laguna. Invece…

La via del cinema

the woman who left lav diaz

A una settimana dalla consegna del Leone d’Oro però (ecco tutti i vincitori di Venezia 73.), qualcosa nell’aria sta cambiando. Il dibattito mediatico sull’opportunità di premiare un film come The Woman who left sta mutando rapidamente colore. Come in risposta alle autorevoli dichiarazioni, tra le tante, di Enrico Vanzina rilasciate a La Stampa («Il pericolo è che la gente vada a vedere l’opera che ha vinto il Leone d’oro a Venezia e che, dopo averla vista, non metta più piede in una sala per due mesi. E questo nuoce, ovviamente, anche ai film italiani»), The Woman who left è stato prima inserito nella rassegna Le vie del Cinema a Milano (27 settembre), per trovare subito dopo una distribuzione italiana (Microcinema).

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Il Caso Diaz

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Se in prima battuta le fonti d’informazione generalista – quelle che potrebbero invitare alla visione un pubblico meno smaliziato – si erano concentrate sulle profonde argomentazioni della durata (le fantomatiche 4 ore, in realtà 226′) e del bianco e nero, ora le stesse stanno diventando argomento di curiosità e, perché no, di interesse. Sia chiaro: in entrambi i casi sono motivazioni sbagliate per vedere (o non vedere) un film.

Ma la comunicazione è tutto, e vuole la sua parte (non si parla sempre anche della durata dei concerti del Boss?). Il passaggio verso una connotazione positiva di queste caratteristiche potrebbe anche innescare un meccanismo virtuoso, un passaparola che da scelta “alternativa”, faccia diventare la visione di The Woman who left l’occasione per sperimentare un cinema diverso. Insomma, se lo specchietto del tam tam mediatico sul film “lungo e artistico” crea un piccolo caso Lav Diaz, perché non dargli corda? Nel caso Lav Diaz, il fine giustifica in mezzi.