Le finalità di questa importante Mostra sono molteplici secondo le intenzioni dei promotori, a partire dal Direttore Generale dei Musei Nazionali Ugo Soragni, al Direttore dei Musei Civici di Bassano Chiara Casarin, dal Sindaco stesso di Castelfranco e via via sino alla curatrice della Mostra Danila Dal Pos.

La prima intenzione è quella, tinta di valenza politica, che mira a trattenere il visitatore per l’intera giornata offrendo i gioielli artistici e artigianali della città di Castelfranco valorizzandone l’importanza, come ad esempio il Duomo, la Torre Civica, lo Studiolo di Vicolo dei Vetri, la casa Costanzo, la Casa Barbarella e le testimonianze della grande tradizione veneta della tessitura. Sottolineare poi ,attraverso le opere del Giorgione e di quelle lasciate dagli artisti suoi contemporanei le tappe della vita del Giorgione, proclamandolo il più grande ritrattista dell’epoca. Altra pregevole finalità dei promotori è quella di coinvolgere, attraverso una rete collaborativa, tutte le realtà culturali della Regione, fatta di convenzioni, di agevolazioni per il pubblico, di iniziative sinergetiche in modo tale da rovesciare il tradizionale costume degli amanti dell’arte che si precipitavano tutti a Venezia per poi portarsi, ma non sempre, a visitare i tesori artistici della terra ferma. Più opportuni invece invitarli a soffermarsi nei centri museali della terraferma che preparano le premesse dell’esplosione miracolosa dell’arte veneziana.

Altro punto focale, last but non least, è quello di valorizzare l’alto grado della lavorazione dei tessuti della zona al tempo di Giorgione : il tessuto risponde all’abbigliamento dei personaggi dell’epoca, alla storia del costume e alla centralità ispirativa delle icone.

Parliamo poi della novità intuitiva della nota studiosa Danila dal Pas : quella di una lettura più approfondita delle opere giorgionesche e dei loro potenti messaggi politici e allegorici, a partire dalla Pala stessa.

Solo nella visita della prima sala del Museo si ha la sensazione di rivivere le giornate e le movenze di Giorgione attraverso i ritratti di Vincenzo Catena nella cui bottega lavorava il giovane Giorgione e nella serie espositiva del primo e del secondo piano di altre icone e soprattutto dei documenti in cui si testimonia la contabilità e la produzione artistica di giovanissimo Giorgione sia nella sua città natale sia in quella veneziana.

Si è scoperto dalle minuziose ricerche della studiosa Renata Segre che Giorgione non fosse quel derelitto che si tramandava nelle cronache ma nobile rampollo dei Barbarella e che sin dall’età di 16 anni -1493 – imparasse il mestiere di pittore e che il 30 settembre del 1500 all’età di 23 anni si trasferisse a Venezia, ma dopo aver lasciato nella città natale due opere importanti come la “La Pala” e “Il Fregio”, che parla anche di ira del cielo, quella che squarcia il cielo de “La Tempesta”.

Per riprendere il discorso della manifattura tessile ricordiamo che sono rimasti intatti i laboratori di alta gamma, testimoni di questa industria, la più fiorente nel Veneto. Si allevavano pecore nere per evitare la tintura del filato da cui nascevano, attraverso le inventive artigianali dei Maestri, gli arazzi e le impalpabili sete che gareggiavano sui mercati cinesi.