Roberto Alajmo, giornalista e scrittore, dal 2013 direttore Teatro Biondo di Palermo, regala ai suoi lettori un mémoire di rara dolcezza e intimità.
L’Estate del 78 è una storia impastata di racconti veri, famigliari; è una storia personale che racconta quattro generazioni, i nonni, i genitori, lui (l’autore) e suo figlio. Lo stesso Alajmo lo definisce un dramma giocoso (citando il Don Giovanni di Mozart).

L’Estate del 78 è l’estate della maturità ed l’estate in cui per l’ultima volta vide sua madre Elena. Una donna unica, insegnante con il metodo di don Milani, una donna molto curata (nel libro ci sono diverse fotografie), una pittrice introversa e un farmaco testato male che ha inferto sofferenze a troppe donne.

A Elena, Ca vulissi afferrare ‘u munnu e ‘u munnu ci scappa ri manu

E’ la dedica che Ignazio Buttitta le scrisse sul frontespizio de Il poeta in piazza.
Alajmo prende per mano i lettori in un viaggio attraverso la sua vita, dai nonni alla malattia del padre, dal figlio Arturo alla drammatica fine di sua madre.
Un romanzo scritto a quarant’anni dalla morte di Elena, arrivato dopo un’elaborazione del lutto; un libro che segna una pacificazione con sé stesso; ovvero quell’ultimo saluto alla madre che non aveva dato in quell’estate. Un’investigazione su passato, una riflessione sull’infelicità, sulla vecchiaia, sul rapporto genitore/figlio in un’indagine indiziaria sulla madre, dove la linea temporale, il montaggio di eventi, avanti e indietro negli anni, è di arbitrio, ma non casuale, di chi scrive.
Con le loro ultime volontà i morti la fanno facile, mentre i vivi devono fare i conti con le complicazioni della realtà. Il tempo dei posteri prosegue, scavalcando ogni dolore“.

L’Estate del 78 tiene incollato il lettore pagina dopo pagina come fosse un thriller. Agile, riflessivo, drammatico, ironico, dialoga amichevolmente con il lettore facendolo sempre sentire a suo agio, mai di troppo. Uno dei migliori romanzi usciti nel 2018.

 

 

 

 

Roberto Alajmo, L’estate del 78, Sellerio, 2018, pp 176, € 15