Un film particolare, atipico, quello realizzato da Jacopo Quadri che si muove dalle parti del documentario con grande rigore e tanto affetto per raccontare la storia di due gemelli, appunto Lorello e Brunello, che lavorano nella campagna toscana.

Jacopo Quadri è un grande montatore del cinema italiano, ha seguito il montaggio dei film di Mario Martone, tra cui Il giovane favoloso (2014), ma ha collaborato con registi come Bernardo Bertolucci, Marco Bechis, Paolo Virzì, Zhang Yuan, Apichatpong Weerasethakul e Francesca Archibugi ricevendo numerosi riconoscimenti. E’ stato anche  il montatore di Sacro GRA, opera di Gianfranco Rosi che vinse il Leone d’oro nel 2013. Come regista ha diretto con Antonietta De Lillo e Patrizio Esposito il documentario Voci distanti dal mare, con Mario Martone La terra trema e Un posto al mondo, con Davide Barletti Il Paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e il popolo segreto di Odin, oltre a diversi cortometraggi.

La passione di Quadri per il documentario stavolta descrive la realtà agreste di Lorello e Brunello Biondi, gemelli, che vivono da soli nel podere dove sono nati ai Pianetti di Sovana, in Maremma, una campagna dura e ventosa. Il lavoro, senza mai un giorno di pausa, è una condizione naturale che non si mette neppure in discussione, è una costante dall’alba al tramonto, peraltro in perfetta armonia con la natura. Ma questo lavoro continuo non basta perché sono minacciati da un mercato sempre più difficile da affrontare. Certe produzioni sono in perdita, così non ce la fanno: hanno 400 pecore e 100 ettari di terra, ma il latte vale sempre meno e il grano peggio. Vedono prosperare intorno a loro l’economia dei grandi viticoltori oggi proprietari del latifondo, sconfitto un secolo fa dai loro nonni.

E in questa storia molto contemporanea e difficile, che dimostra come la terra non rappresenti più una sicurezza economica nonostante la grande fatica, si affacciano altri personaggi come Ultimina, che li ha visti nascere e accompagna i loro mille lavori, Giuliano che non riesce a governare i maiali, sua mamma Wilma che vorrebbe ribellarsi a quella miseria. E ogni sabato Mirella, la fidanzata rumena di Brunello che lavora in un paese vicino, cucina e pulisce, ma non può fermarsi a dormire.
Il film si divide in quattro parti, dall’estate alla primavera, accompagnando quindi le stagioni e i diversi riti della campagna. Per un anno la macchina da presa segue la vita dei gemelli Biondi e dei vicini di podere, un giorno dopo l’altro, a mungere e vegliare, con la minaccia dei lupi che stanno ripopolando le macchie, le albe, il fieno e gli animali, soprattutto le pecore.

Una realtà dura da affrontare in un contesto che sembra fuori dalla realtà. E la macchina da presa segue i due protagonisti soprattutto nel loro lavorare, nel fare quotidiano, scoprendo e riscoprendo situazioni e gesti che sembrano lontanissimi da chi vive in un contesto urbano o magari metropolitano e ha perso il senso naturale del tempo scandito dalle molteplici attività che devono affrontare Lorello e Brunello per lavorare la terra e per seguire il gregge e la stalla.

Il film ha ottenuto, al festival di Torino, la Menzione speciale della GiuriaPremio Cipputi per il miglior film sul mondo del lavoro.  “Se la vita è un lungo fiume tranquillo – recita la motivazione – il documentario di Jacopo Quadri ci permette di goderne la visuale dal volgere di una sua ansa, di guardarla scorrere nell’andamento naturale delle sue stagioni. Il regista ci ricorda un modo di intendere il lavoro che spesso la nostra civiltà urbana continua a dimenticare (e a rimuovere) e lo fa attraverso il potente ritratto di due protagonisti consapevoli del proprio ruolo, della storia che li ha preceduti e del tempo che stanno vivendo. Un film «resistente» che è al tempo stesso una testimonianza e un monito etico oggi tacitato da rivoluzioni economiche in atto, sempre più minacciose e incombenti”.