“Los bastardos” di Amat Escalante

Por el dinero

Tre anni dopo aver vinto il Premio Fipresci alla cinquantottesima edizione del Festival di Cannes con la sua opera prima Sangre, Amat Escalante presenta sempre in Francia il suo secondo film: Los Bastardos, che non solo conferma gli stilemi e le ispirazioni del primo, ma ne rappresenta anche un seguito spirituale.

Jesus e Fausto sono due giovani messicani che sono riusciti a passare illegalmente il confine con gli USA e ora sopravvivono, assieme a un gruppetto di persone con i loro stessi trascorsi, lavorando in nero per chiunque sia disposto a pagarli. Però questa volta il gringo che gli assolda, lo fa per un compito particolare, ovvero sbarazzarsi di sua moglie.

Se in Sangre si assisteva a una semplice ma efficace rappresentazione dell’uomo-macchina completamente alienato e incapace di rompere da solo la propria routine, Los Bastardos ne rappresenta un ideale proseguimento perché in esso non esiste routine (almeno per quanto riguarda i protagonisti), la vita è alla giornata, sempre diversa. L’uomo che prima era oppresso dall’ideologia capitalista tanto da seguirne le direttive senza nemmeno accorgersene, come se vivesse in un paradiso terrestre e fosse ben lontano dall’essere conscio dell’alienazione a cui era sottoposto, adesso è un uomo che ha colto la mela dall’albero e deve lottare, con il proverbiale sudore della fronte, per arrivare alla fine della giornata. I due protagonisti vivono una profonda inquietudine a causa dell’inesorabile instabilità della loro vita, oppressi da un sistema che non lascia scampo, al quale non si può rispondere se non con la violenza.

Quindi si tratta per sommi capi di un noir, anche se più vicino alla dimensione neorealista per il contesto e l’ambientazione (come in Ossessione, se proprio volessimo richiamarci ad un classico), e fortemente influenzato da registi come Michael Haneke oppure Carlos Reygadas (quest’ultimo anche produttore del film), da cui Escalante, forse anche per la sua giovane età (classe 1979), non è completamente in grado di rendersi indipendente. Rispetto al connazionale, da un lato Escalante è più interessato all’indagine delle problematiche sociali che alla dimensione metafisica del cinema, dall’altro però si nota come l’approccio autoriale sia molto simile. Invece l’influenza che Funny Games ha avuto su questo film è particolarmente evidente. Anche se la messa in scena è chiaramente diversa, il nucleo dell’azione rimane il medesimo, e la rappresentazione e la critica della classe borghese non variano.

Il regista non si sofferma sui motivi che hanno spinto John (il padre di famiglia mandante dell’assassinio, che verrà nominato solo una volta) a ordinare l’uccisione della propria moglie, e mette in evidenza solo il fatto che i due coniugi non fanno nessun passo l’uno verso l’altra. Pone successivamente anche l’accento sulla loro vita esistenza monotona e sulla scarsa voglia di vivere che i membri della famiglia sembrano avere, oltre che sull’incomunicabilità tra madre e figlio. A questo proposito si prenda ad esempio la scena in cui la madre, abituale consumatrice di hashish, raccomanda il figlio di non drogarsi, ma non riesce a usare un tono né serio né preoccupato, risultando disinteressata, oltre che incoerente. È qui che inizia la seconda parte del film, ambientata nella casa della famiglia.

La prima, più breve (circa un terzo della durata complessiva) funge da spaccato sociale sulle condizioni degli immigrati clandestini, mentre la seconda inizia con la silenziosa irruzione di Jesus e Fausto nella casa; tuttavia Jesus non porta subito a termine l’incarico, ma vuole ritardare il più possibile il momento e prolungare la sua esistenza in quella sorta di limbo che a lui e al suo compagno è sempre stato interdetto, sperimentando gli agi e gli sprechi che vengono consentiti da una situazione del genere. Tant’è che dovrà essere Fausto, il meno deciso tra i due, a sparare alla donna, dopo che questa, in una delle scene cardine del film, tenterà di impossessarsi dell’arma con una flemma che tradisce le sue vere intenzioni: infatti non cerca di prendere il fucile perché attaccata alla propria vita, bensì solo in virtù delle vestigia di un istinto di sopravvivenza ormai soffocato dal suo stile di vita.

Tuttavia l’aspetto che più colpisce è quello tecnico. Escalante fa uso esclusivo di lunghissimi piani sequenza a camera fissa, che costringono lo spettatore ad abituarsi alla singola inquadratura, creando una serie di singoli documenti sociali che possono essere indipendenti gli uni dagli altri, ma che assieme vanno a formare un quadro complessivo che colpisce per come riesce a essere raffinato e rarefatto (il sonoro è ridotto al minimo così come la musica, prettamente ambientale, mentre sul lato visivo ovviamente primeggia la staticità di tutti i corpi) e allo stesso tempo brutale. L’intenso uso, quindi, di inquadrature che colgono al proprio interno tutti i personaggi contemporaneamente permette di cogliere immediatamente i parallelismi che intercorrono fra le due coppie (i messicani da un lato, la famiglia dall’altro).

Dunque essi sono tutti i bastardos del titolo, simbolicamente e materialmente. Fausto e Jesus hanno perso il riconoscimento del padre/Dio quando hanno scelto (o sono stati costretti a scegliere) di cogliere la mela, accettando l’incarico; o forse non ce l’hanno mai avuto, obbligati a vivere contando solo su loro stessi. Madre e figlio hanno perso il riconoscimento del marito/padre quando questi ha rinunciato a loro prima e quando ha scelto di far ammazzare la moglie poi. Vittime di un sistema che anelano a uno stile di vita che dovrebbero detestare, palesando l’individualismo più estremo come forma di autodifesa, da una parte; persone che hanno gettato via loro stesse e la cui morte ormai non rappresenterebbe un male per nessuno, dall’altra.

In conclusione, Los bastardos è un film che punta, attraverso uno stile quasi documentaristico, a sottolineare la brutalità di una situazione senza fare sconti a nessuno e senza moralismi né ingenuità; pur non essendo particolarmente innovativo, preannuncia per il giovane regista una carriera molto interessante.