E’ arrivato Luke Cage. Non avevamo ancora finito di parlare dell’onnipresenza dei film a marchio Marvel nelle sale che già il noto franchise cominciava ad affollare un altro importante media: la televisione e, soprattutto, gli streaming services.

Se infatti non prima di un anno e mezzo fa Netflix dava inizio alla collaborazione con la Marvel caricando la prima stagione della fortunatissima serie Daredevil, nemmeno una settimana fa veniva caricata la terza serie dedicata a un eroe Marvel, Luke Cage. Le due stagioni di Daredevil sono riuscite a stupire positivamente non solo i grandi affezionati del brand fumettistico, ma anche una buona fetta di detrattori del genere supereroistico. Lo stesso si può dire, anche se con un’accoglienza più variegata, della prima stagione di Jessica Jones.

Riuscirà Luke Cage, questo supereroe underground dei sobborghi di Harlem, a inserirsi nel solco del discreto successo delle altre due serie Marvel?

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La storia

Trama e ambientazione ricordano vagamente le atmosfere di Daredevil: non siamo più però ad Hell’s Kitchen ma nella più colorata (ma non meno pericolosa) Harlem, dove il misterioso Luke Cage (Mike Colter) lavora come garzone nel barbershop dell’ex gangster Pop (Frankie Faison), un uomo buono e gioviale ben voluto da tutti nel quartiere. Quando non lavora da Pop, Cage fa il barman  al Harlem’s Paradise, un night club di proprietà del potente criminale Cornell “Cottonmouth” Stokes (Mahershala Ali).

Quando Dante, un giovane barbiere che lavora per Pop, viene ucciso mentre con due complici cerca di rapinare un gruppo di trafficanti d’armi al soldo di Cottonmouth, il ricco e potente malavitoso si imbatterà in Luke Cage nel tentativo di recuperare i soldi del traffico d’armi. Quando però un gruppo di scagnozzi di Cottonmouth cercherà di sistemarlo a dovere, Cage si difenderà rivelando i suoi superpoteri: una forza sovraumana e una pelle resistente ai proiettili.

Intanto, a indagare sulla morte di Dante sono la giovane detective Mercedes Knight (Simone Missick) e l’investigatore corrotto Rafael Scarfe (Frank Whaley). Da queste premesse si svilupperanno una serie di vicende che vedranno il nostro robustissimo eroe intento a difendere Harlem dal potentissimo Stokes e dal suo braccio destro, il pericoloso sicario Shades (Theo Rossi), aiutato da personaggi altruisti e coraggiosi come la detective Knight o l’infermiera Claire Temple (Rosario Dawson).

La serie

Una cosa chiara fin da subito sia in Daredevil che in Jessica Jones è il taglio completamente diverso che la Marvel ha deciso di dare alle sue serie Netflix rispetto ai suoi prodotti per il grande schermo. Entrambe le serie sono infatti caratterizzate da toni più cupi, underground, con una marcata attenzione per le scene d’azione e in particolare per i combattimenti corpo a corpo.

Supereroi e superpoteri continuano ovviamente ad essere presenti, ma a dosi diverse rispetto ai colorati e bombastici cinecomics, in cui l’Iron Man o il Wolverine di turno risulta – film dopo film – sempre più forte e sempre più lontano dall’uomo qualsiasi, dal cittadino spaventato che verrà prontamente salvato dal suo irraggiungibile eroe.

Nei prodotti Marvel per il piccolo schermo invece la differenza tra i protagonisti e l’uomo di tutti i giorni è molto meno marcata, e questo viene esemplificato alla perfezione anche da Luke Cage: prima che un supereroe Cage è un uomo dal passato più che difficile (ex criminale ed ex detenuto) costretto a ricostruire la sua vita da capo in un quartiere difficile e in mano alla criminalità.

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Marvel’s Luke Cage

Luke Cage

Insomma, quella di Cage è una storia di redenzione, e la sensazione è che questo robusto ragazzo di quartiere aiuterebbe i più deboli anche senza la sua superforza e senza la pelle adamantina; in tal proposito, risulta particolarmente gradevole la scelta degli sceneggiatori di limitare le scene in cui Cage utilizza effettivamente il suo superpotere a uno o due momenti a puntata.

Non si può non parlare poi dell’importanza che in questo periodo può avere una serie dal cast composto totalmente da afroamericani: per quanto i riferimenti al problema del razzismo nella serie non siano così frequenti, Luke Cage ricopre il ruolo cruciale di primo protagonista di colore in una produzione Marvel in live action. Sebbene possa sembrare poco importante, in un paese come gli Stati Uniti, in cui il problema del razzismo è così attuale e in cui i supereroi hanno un ruolo così centrale nella cultura di massa, quello di Luke Cage appare come un primato non irrilevante.

Marvel's Luke Cage
Marvel’s Luke Cage

Fortemente influenzata dalla cultura afroamericana è la colonna sonora, con l’inserimento di mirabili performance di artisti Hip Hop e R&B come Method Man, d-Nice, Charles Bradley e Faith Evans, inseriti nella trama come performers nel night club di Stokes.

Ascolta la colonna sonora di Luke Cage su Spotify

Oltre al cast, anche il team di sceneggiatori è composto principalmente da afroamericani: dal creatore e showrunner della serie Cheo Hodari Coker alle talentuose sceneggiatrici Akela Cooper e aida Mashaka Coral, che firmano alcuni degli episodi più belli della serie come Blowin’ Up the Spot (episodio 8) o il finale di stagione You Know my Steez.

Interessante poi il modo in cui le vicende della serie vengono collegate a quelle di Jessica Jones (in cui lo stesso Cage è un personaggio secondario) e Daredevil, dove ad avere un ruolo principale è invece il personaggio di Rosario Dawson. Non è certo una serie perfetta, e la differenza di livello rispetto a Daredevil è ben tangibile, principalmente per via di personaggi e situazioni a volte al limite del prevedibile (uno su tutti il personaggio di Cottonmouth che, nonostante l’apprezzabilissima interpretazione di Mahershala Ali, appare come un villain ai limiti dello stereotipo).




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Cottonmouth – Marvel’s Luke Cage

Inoltre, sebbene la serie si distingua per dialoghi più che apprezzabili, non si può dire altrettanto della regia, a tratti fin troppo semplice e ben lontana dagli standard a cui sia Daredevil che Jessica Jones ci avevano abituato. Ciononostante, la serie ha tutti gli ingredienti necessari per essere un prodotto Netflix di successo, dai frequenti e ben piazzati cliffanger alla fine di quasi ogni episodio (che sono un vero e proprio invito al bingewatching) a ritmi incalzanti e ben gestiti.

Lasciando buone aspettative per la seconda stagione, Luke Cage si presenta come un prodotto all’altezza dell’ambizioso progetto che la Marvel sembra voler costruire con la collaborazione con Netflix.