Giovedì 26 gennaio esce Split il tesissimo thriller di M. Night Shyamalan. Un film che riporta in auge lo stile del regista che si era intiepidito negli ultimi anni. Per l’atteso film boom di incassi negli Stati Uniti, abbiamo incontrato il regista e l’attore principale, un grandissimo James McAvoy.

Split è un intrigante thriller psicologico al centro del quale c’è Kevin, un giovane uomo che soffre di un estremo disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono 23 personalità diverse. Alcune di queste, le più oscure, stanno prendendo il sopravvento per far spazio alla ventiquattresima personalità, la più estrema. Tre delle sue personalità lo hanno portato a rapire tre giovani ragazze.
Mr. Shyamalan, come ha costruito questo film?

“Come gli altri miei film. Mi piace costruire la suspense a poco a poco. Nella struttura filmica mi piace pensare a come raccontare al pubblico la storia dell’assassino. Mi piace scegliere come informare il pubblico trattenendo una serie di informazioni che rivelo a poco a poco fino al colpo di scena finale. L’ultima informazione va a contestualizzare la storia. Poi io sono affascinato dagli spazi chiusi, dai loro limiti. Perché non si capisce cosa succede dall’altra parte, nell’altra stanza. E’ solo quello che puoi vedere che conta”.

Mentre scriveva ha pensato a qualche film, regista o storia in particolare?

“Cerco sempre di capire cosa mi entusiasma fare. Ad esempio mi è difficile pensare a un sequel di questo film, e me lo hanno chiesto in molti. Quando facevo la corte a mia moglie, durante l’Università, lei frequentava psicologia e io allora frequentavo le sue stesse lezioni… Fosse stata una ginnasta avrei fatto solo film sportivi probabilmente! E allora seguendo le lezioni mi sono appassionato a questo elemento psicologico della personalità multipla. Alcune scene le ho scritte anche 15/16 anni fa. Non posso negare di essere stato influenzo dalla cronaca: il caso di Billy Milligan (rapitore e violentatore di tre ragazze, assolto per infermità mentale perché affetto da disturbo dissociativo dell’identità). E poi io ho subito le influenze degli zoom di Robert Altman. E non posso non citare Niente da nascondere di Haneke e Dogtooth di Lanthimos. E poi La Grande Bellezza: un film incredibile!!!!”

Mr. McAvoy, dove ha trovato l’ispirazione per interpretare tutti questi personaggi?

“Io ho un’educazione filmica scadente. Non mi capita di vedere molti film. Non saprei dire quale sia stata la mia fonte di ispirazione. Io mi baso sulla storia. Devo solo trovare il modo intrigante per trasmetterla. In particolare in Split ho dovuto lavorare su ogni personaggio, preoccupandomi che ognuno fosse diverso, con caratteristiche anche fisiche, gesti e posture diverse. La sceneggiatura era completa, ho seguito quella”.

Mr. McAvoy, lei ci ha abituati a ruoli sempre diversi. Cosa le piace interpretare di più?

“Mi piacciono i personaggi cattivi. Come mi piacciono i film d’azione. Poi non trovo differenza tra piccolo e grande budget. Non è detto che un film con tanti investimenti dietro sia per questo interessante. E viceversa. Mi piace impegnarmi in quello che faccio. Soprattutto cerco ruoli originali”.

Mr. Shyalaman, i costumi di Kevin, il protagonista, sono un elemento cardine del film. Come vi avete lavorato?

“Grazie per la domanda! E’ stato un lavoro incredibile di Paco Delgado dalla straordinaria professionalità. Ha introdotto un gusto particolare. Ed è stata una sfida perché non volevamo che il protagonista apparisse una macchietta”:

J. McAvoy : “Abbiamo sperimentato cose particolari per ogni personalità. E’ un artista straordinario e poi era reduce da The Danish Girl, quindi perfettamente in grado di vestire donne, penso a una delle personalità, quella di Patricia, senza sembrare che fossero travestimenti”.

Mr. Shyalaman, lei è stato tra i produttori della serie tv Wayward Pines, nel suo futuro c’è ancora televisione?

“Grazie alla televisione ho avuto modo di lavorare con attori, sceneggiatori e registi incredibili. Le storie più belle si guardano quasi tutte in tv, grazie alla serialità. Il tono è fondamentale quando si scrive una serie tv perché crea l’atmosfera… che è quello che io continuo a fare nei miei film. Il problema è che io sono un maniaco del controllo. E non riuscirei umanamente a stare dietro a tutta la fase creativa di una serie”.