Martha Argerich al Bologna Festival 2017

La pianista inaugura il Festival accompagnata dall’Ensemble ReEncuentros

Martha Argerich, Piano

Anche quest’anno Martha Argerich è protagonista del Bologna Festival, cui aveva già partecipato nel 2016. Per l’edizione 2017 propone un programma ancor più ricco e interessante, che spazia dal folklore di De Falla all’impressionismo di Debussy.

Un’autentica star del pianoforte, Martha Argerich, conosciuta in tutto il mondo per il perfetto connubio tra precisione tecnica e temperamento passionale. L’artista argentina, naturalizzata svizzera, ha toccato ogni vetta, vinto ogni premio, distinguendosi già all’età di cinque anni come un vero enfant prodige. Soltanto il mese scorso aveva dovuto annullare, per motivi di salute, i suoi concerti a Torino, Genova e Firenze. Fortunatamente non è mancata all’appuntamento annuale col Teatro Manzoni di Bologna.

Rispetto a quanto annunciato sul sito ufficiale dell’Auditorium Manzoni, il programma della serata è stato stravolto, mantenendo soltanto due dei brani precedentemente annunciati. Il concerto si è aperto, a sorpresa, con il Quartetto n.3 in do maggiore WoO 36 per pianoforte e archi di Beethoven: un pezzo di grande equilibrio ma anche di estrema difficoltà tecnica; il brano è, infatti, costellato da momenti virtuosistici di alto livello, rapidi e intensi, soprattutto nel primo tempo.

Segue Schumann, con i suoi Sei studi in forma di canone op.56, nella trascrizione per due pianoforti di Debussy. Martha Argerich e Eduardo Hubert, seduti fianco a fianco, danno vita a questo brano dolce, nel quale le voci si rincorrono in un contrappunto insistito e struggente. Viene introdotto anche un pezzo di De Falla, Canciones populares españolas (après Kochansky), costituito da sei movimenti coinvolgenti, quasi cinematografici. Il brano esalta l’affiatamento dell’Ensemble ReEncuentros, formato da Jorge Bosso (che ha anche trascritto il pezzo), Enrico Fagone, Anton Martynov, il già citato Eduardo Hubert e Lyda Chen Argerich, che condivide con la madre non soltanto il palcoscenico ma anche una somiglianza sorprendente.

Il secondo tempo si apre con il Prèlude à l’après midi d’un faune, che è già di per sé uno dei migliori pezzi di Debussy, il simbolo massimo dell’impressionismo musicale. Gioioso come il fauno protagonista del brano, cristallino come le acque in cui si specchia, delicato come le ninfe con cui gioca; il pezzo acquista una dimensione quasi mistica grazie al tocco magico della Argerich. La serata si conclude con il Trio n.2 in mi minore op. 67 di Šostakovič; di nuovo un pezzo virtuosistico in cui l’artista può giocare con tutto l’equipaggiamento tecnico ed espressivo richiesto dal compositore russo. Gli archi di Martynov e Bosso riescono ad emergere, ad uscire dall’ombra in cui il pianoforte li aveva –inevitabilmente- relegati.

Un concerto fuori dal comune, pervaso dal carisma straordinario della Argerich, che con facilità, quasi noncuranza, fa emergere dalla penombra del teatro paesaggi sonori meravigliosi. A tale perfezione tecnica e stilistica si affianca un clima giocoso ed amichevole creato dagli interpreti che condividono un consolidato rapporto sia professionale che umano. E così il pubblico, mentre ascolta una delle migliori pianiste del mondo, è tentato di credersi altrove: nel salotto di casa propria, o in quello di casa Argerich, ascoltando un intimo concerto tra amici.

Bologna Festival 2017

Martha Argerich pianoforte

Ensemble ReEncuentros

Anton Martynov violino   Lyda Chen Argerich viola
    Jorge Bosso violoncello   Enrico Fagone contrabbasso
Eduardo Hubert pianoforte

www.bolognafestival.it

www.auditoriumanzoni.it