Forte del successo riscosso al Cinemalaya nel 2016 e a Udine per la sua anteprima internazionale, la seconda giornata del Far East Film Festival si è aperta con il filippino Mercury is Mine di Paul Laxamana, commedia grottesca che ci svela un volto insolito, ma non per questo meno tragico, della terra natia del regista.

Carmen – interpretata da Marietta Subong, in arte Pokwang – gestisce una tavola calda alle pendici del Monte Arayat, ma gli affari non vanno bene. Le cose cambiano con l’arrivo di MercuryBret Jackson –, un sedicenne americano abbandonato dal padre che Carmen prende con sé controvoglia. Dopo un’iniziale diffidenza, si affeziona al ragazzo tanto da eleggerlo a suo figlio putativo, ma un talent scout nota il suo bell’aspetto e gli propone di partecipare a un reality show: da qui in poi le ambizioni di Mercury si scontreranno con l’iperprotettività di Carmen, facendo emergere degli scheletri nell’armadio che complicheranno ulteriormente il loro rapporto.

Mercury is Mine

Benché l’ironia sia il tono prevalente del film, la risata, in Mercury is Mine, è quasi sempre amara. Già dalle prime scene, in cui al pestaggio di Mercury segue senza soluzione di continuità una bizzarra lezione di cucina da parte di Carmen, è chiaro che l’interazione binaria tra macabro e ridicolo costituisce l’ossatura portante non solo della finzione filmica ma anche, stando a quanto pare suggerire Laxamana, della vita stessa.

Le nostre aspettative sono così continuamente frustrate dal succedersi di eventi che non seguono alcun canovaccio tradizionale. Per la prima mezzora la pellicola sembra una commedia incentrata sulla costruzione di un rapporto madre-figlio condita dall’elemento folclorico della gastronomia locale, ma non appena i sogni di gloria si fanno strada nella mente di Mercury ecco emergere una serie di paranoie – da parte sua come di Carmen – che le fanno prendere un’altra piega. Il ragazzone timido e dall’animo semplice si rivela quindi un parricida complessato, mentre la zitella acida ma dal cuore d’oro altro non è che una madre negligente che odia i propri figli e spera di plasmare Mercury a suo piacimento.

Mercury is Mine

In questa altalena, il comparto tecnico si adatta ai diversi registri: nella sezione iniziale del film troviamo una fotografia luminosa, con sequenze prevalentemente in esterni e l’utilizzo di inquadrature caratterizzate dalla profondità di campo; successivamente, con il progressivo scoprirsi degli altarini, i personaggi sono rinchiusi in ambienti poco illuminati – un sudicio motel, un centro commerciale – dove il chiaroscuro e il primissimo piano aumentano il generale senso d’angoscia.

Mercury is Mine

E’ però difficile capire dove Mercury is Mine voglia andare a parare, soprattutto considerato il problematico epilogo. Di base, il film parte da una realtà rurale tutto sommato idilliaca se paragonata a quella urbana per denunciare una situazione di precarietà e incertezza che è anzitutto umana: i riferimenti alla problematica realtà sociale delle Filippine fungono cioè da sfondo al disagio esistenziale dei due protagonisti, alla ricerca di un riscatto – materiale e spirituale – che giungerà solo troppo tardi.