“Mr. Long” di Sabu

Il cuoco killer

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Mr. Long - Photo Ⓒ 2017 LIVE MAX FILM / LDH PICTURES

Cuoco e killer: un binomio paradossale, estetica della violenza. Questo è Mr. Long, un giovane professionista che agisce su commissione della mafia di Taiwan, una specie di Bruce Lee che ne fa fuori da solo dieci o venti, in scene eccessive e truculente alla Pulp Fiction e poi ritorna al ristorante, si sciacqua le mani e riprende a cucinare ravioli.

Ma quando viene spedito a eliminare un mafioso a Tokyo, qualcosa va storto: Mr. Long fallisce il bersaglio, più duro del solito, e a stento si salva la pelle, grazie all’aiuto di uno sconosciuto che riesce a passargli il coltello, prima di venire a sua volta ucciso. Piuttosto malconcio, si rifugia in una baracca di periferia, dove riceve medicine, abiti e cibo da Jun, un bambino di otto anni, che vive nello stesso slum con Lily, la madre prostituta e drogata.

Mr. Long – Photo Ⓒ 2017 LIVE MAX FILM / LDH PICTURES

Dopo questa prima parte movimentata e drammatica, si apre una seconda parte del film più lenta e riflessiva dove Long, sempre taciturno e schivo, cucina per la comunità come solo lui sa fare, creandosi una credibilità e costruisce una sorta di famiglia con Lily (che lui riesce a strappare alla droga) e Jun, senza sapere che il destino lo ha unito proprio alla moglie e al figlio di colui che, morendo, gli aveva salvato la vita.

Un gruppo di divertenti e simpatici attori di strada lo aiutano ad aprire un chiosco di cibi di strada e rappresentano uno spettacolo di teatro comico giapponese, una specie di commedia siciliana.
Quando i fantasmi del passato ritornano, Long ridiventa un killer invincibile. La comunità degli attori lo allontana dal Giappone, per poi ritrovarlo a Taiwan.

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Mr. Long – Photo Ⓒ 2017 LIVE MAX FILM / LDH PICTURES

I temi del film sono parecchi: il rapporto adulto–bambino approfondisce il lato umano e responsabile del bandito e il cibo è metafora di salvezza e di conciliazione, anche perché è un linguaggio universale, una lingua franca che permette la comprensione anche tra chi parla lingue diverse, come in questo caso cinese e giapponese.

Non mancano momenti di ironia e di leggerezza, come la performance che evoca i Perfume, rock band molto nota in Giappone.
Le magnifiche scene e le inquadrature perfette sono coronate da una interpretazione ottima di tutti gli attori e specialmente del bambino, che interagisce in modo genuino e spontaneo con il protagonista e ne mette in risalto le caratteristiche.
Il 53enne regista ed ex attore giapponese Sabu ha realizzato il film con fondi giapponesi e di Hong Kong e con post produzione tedesca.

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