Mr. Robot – Stagione 1

USA Network is finally awake

Partito in sordina con la trasmissione anticipata dell’episodio pilota on demand un mese prima della premiere televisiva ufficiale, Mr. Robot ha rapidamente attirato l’attenzione di una discreta porzione di pubblico divenendo nel giro di un mese il prodotto televisivo rivelazione del palinsesto estivo. Nell’attesa della seconda stagione che inizierà tra breve vi offriamo una recensione della prima.

Il creatore Sam Esmail ha dichiarato che la serie che noi conosciamo era in origine uno script per un film con lo scopo di presentare una figura dell’hacker più vicina alla realtà. Esmail, stanco della solita rappresentazione del criminale informatico propinata dal sistema hollywoodiano e dalla sua moltitudine di action-spy-thriller, voleva dare una scossa a tutto questo con un prodotto nuovo, e da questa volontà nasce, seuppur dopo un drastico cambiamento di programma, questa interessante serie. Mr. Robot è però di più, nella serie si intrecciano al realismo dell’aspetto informatico elementi del thriller psicologico, riflessioni sul ruolo dell’America e dell’americano e un uso relativamente innovativo della cultura pop.

Il plot

Elliot Alderson è un giovane e promettente ingegnere informatico che lavora nella sede newyorchese della AllSafe, azienda di sicurezza informatica il cui principale cliente è la E-Corp, una delle multinazionali più grandi e potenti al mondo. Ciononostante Elliot non è affatto il classico brillante neo-laureato con rosee aspettative bensì un sociofobico che soffre di depressione, allucinazioni ed è morfinodipendente. I suoi deliri si fanno sempre più frequenti ogni giorno che passa, facendolo vivere in uno stato costante di paranoia, che si attua soprattutto nello stalking informatico di tutti i suoi conoscenti: il protagonista non riesce a capire abbastanza le persone e così compensa indagando su di loro, portando alla luce la loro vita privata. Questa pratica è costante, Elliot monitora costantemente tutte le persone che hanno a che fare con lui: dall’amica di infanzia Angela, anche sua collega alla AllSafe, al ragazzo di lei, dalla sua spacciatrice, con cui intreccerà una relazione, alla sua psicologa.

Il classico turning point che da ogni inizio a ogni serie giunge grazie a un anonimo hacker che si fa chiamare Mr. Robot, un insurrezionalista pseudo-anarchico che tenta di convincere Elliot a collaborare con la Fsociety, gruppo di hacktivisti il cui fine ultimo è dare una scossa al pensiero americano e al suo sistema economico approfittando della digitalizzazione dei dati. Hackerando gli archivi della E-Corp (che da quel momento Elliot vedrà come Evil-Corp nei suoi deliri), la Fsociety vuole riavviare una parte dell’economia americana cancellando i debiti di milioni di cittadini.

La serie

Mr. Robot presenta se stessa con un espediente semplice ed efficace: Elliot crea una amico immaginario con cui coincide lo spettatore, in modo che questi possa seguire il flusso di pensieri del protagonista. Durante i dieci episodi (ognuno con il titolo in leet con un’estensione da file video come suffisso, per ribadire il concetto della realtà alterata dell’hacker) la struttura si fa, come di consueto, da mista a prettamente orizzontale. I primi episodi, soprattutto il pilot (eps1.0_hellofriend.mov), che è più un prologo alla serie che un autentico episodio, presentano senza indugi i pochi personaggi e avviano sui giusti binari la trama, che inizia e dare il meglio di sé dal quinto episodio (eps1.4_3xpl0its.wmv).

Il personaggio di Elliot a dire il vero presenta qualche ingenuità nella sua caratterizzazione iniziale. Il fatto di presentarlo come un “vigilante hacker” fin dall’inizio (inchioda sconosciuti di cui riesce a scoprire i segreti tramite hacking) è abbastanza puerile come scelta e, se sommata al forzato avvio della relazione con la spacciatrice Shayla, esplicita il desiderio di Esmail di creare un personaggio per cui il pubblico possa empatizzare sin da subito, anche al costo di crearne qualche incongruenza nel profilo caratteriale. Ma superato questo e il carattere semi-verticale dei primi quattro episodi, il “fattore vigilante” viene lasciato stare e il personaggio può esprimere al massimo il suo potenziale, attraverso la brillante interpretazione di Rami Malek, che rende la meglio la sociopatia del protagonista attraverso il suo snervante modo di parlare, sempre timido ma al contempo saccente.

Inutile dire come tutto ruoti attorno a Elliot nella prima stagione, elemento che fa sì che Mr. Robot potesse permettersi un cast di dimensioni ridotte all’inizio. I due comprimari più interessanti infatti vengono definiti attraverso giochi di analogie e differenze con l’ingegnere informatico. Da un lato l’eponimo Mr. Robot, interpretato da un Christian Slater in insolita gran forma (quasi una figura paterna per Elliot) il leader della Fsociety che riesce a combinare le conoscenze informatiche della sua squadra con una geniale capacità manipolatoria e di previsione del comportamento umano, e dall’altro Tyrel Wellick, giovane dirigente arrivista della E-Corp che rappresenta una figura speculare rispetto al protagonista, dal momento che nasconde turbe non da poco e si reprime continuamente, pur di avanzare di grado nella corporazione, scendendo a compromessi allucinanti per il minimo vantaggio.

Dal punto di vista tecnico Mr. Robot approfitta delle allucinazioni di Elliot per lavorare di regia e montaggio, generando spettacolari momenti di ansia che trovano il loro perfetto contraltare nella staticità di alcune riprese, che si sposano perfettamente con lo stile schizofrenico e serrato deli deliri del protagonista. Trai registi si segnala Niels Arden Oplev, già regista di Uomini che odiano le donne, ma per il resto la cifra stilistica impostata è comune a tutti con minimali differenze. Questi deliri inoltre sono il fattore di thriller psicologico all’interno della serie: Elliot si confonde con Mr. Robot e talvolta pensa che non sia reale, inoltre alcune azioni non si spiegano se non con risposte ai limiti del ridicolo o della teoria del doppergänger. Nel complesso quindi il tutto alle volte ricorda Fight Club esplicitamente (che Esmail cita più volte dialogando sottilmente con la metatelevisione) e forse anche The game, altro film meno conosciuto sempre di Fincher.

Ma ciò che rende unica davvero la serie è la sua componente di realismo. Non quel realismo informatico tanto decantato da Esmail con evidente fare provocatorio, ma la compenetrazione della cultura pop: quello di Mr. Robot non è un mondo immaginario e verosimile, ma è il nostro, con Starbucks, Game of Thrones, le ragazzine patite di Hunger Games, McDonald, i film della Marvel e tutto il resto. Ogni personaggio minore o meno è fortemente condizionato dalla cultura pop americana: questo dà allo spettatore una dimensione inaspettata di realismo, che gli permette di confrontare i personaggi che vede con le persone che popolano la sua realtà, senza risparmiarsi le critiche a questo pensiero d’omologazione ma senza nemmeno fare facile moralismo lasciando aperte parecchie porte, incanalando quindi lo sfogo della collera di Elliot nel mondo reale del pubblico. Se si somma a questo la già accennata sovrapposizione amico immaginario/pubblico abbiamo un nuovo modo geniale di concepire l’empatia dello spettatore che si sostituisce alle succitate ingenuità dando vita a una seconda metà di stagione che non si fa problemi a sparare più di una cartuccia in pochi minuti, confidando nella ricchezza di idee di una trama che coinvolge quanto è giusto, puntando sia sul fattore emotivo sia sulla articolazione precisa dello svolgersi degli eventi, con la creazione di quadri che da semplici si complicano in maniera splendidamente realistica e si risolvono in maniera eccelsa, conciliando sviluppo dei personaggi e colpi di scena.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione

Il finale di Mr. Robot è ambiguo. O meglio, è fuori luogo. Essenzialmente se la prima stagione fosse terminata con il penultimo episodio e il finale fosse stato il primo episodio della seconda nessuno si sarebbe stupito. Ma dopo la perfetta conclusione del penultimo episodio questo season finale (eps1.9_zer0-day.avi), anche se ben orchestrato, è indubbiamente anticlimatico. Probabilmente questa scelta è da imputarsi alla volontà di creare un maggior hype in vista della seconda stagione, per creare quindi nuovi punti di partenza dopo la risoluzione dell’elemento thriller psicologico. Il finale effettivamente lascia ben sperare, ma lascia anche un senso di amarezza per la gestione di un episodio del genere. Quindi probabilmente la prima parte della seconda stagione andranno in analessi fino a raggiungere il climax promesso dal finale ma mai visto. Senza contare che la seconda stagione dovrà anche andare a rimpinguare l’organico dei personaggi, perché se un cast così ridotto tutto sommato ha retto una stagione, di certo non può reggerne un’altra solo sulle proprie spalle, anche se la ridefinizione del ruolo di alcuni personaggi nel quadro generale (come Angela e Romero) è un buon punto di partenza.

In conclusione, Mr. Robot offre tutto quello che si può volere da una serie moderna, e che si insinua a testa alta fra gli evergreen prodotti da major come AMC, HBO o FX e segna forse un cambio di rotta per USA Network, finalmente capace con questa serie di rivolgersi al pubblico che segue attivamente e s’appassiona, e non più a quello che guarda una puntata nel tempo libero.