Arriva dalla Malesia lo stravagante western contemporaneo Mrs. K, una rielaborazione in chiave grindhouse con omaggi ai grandi maestri del film di frontiera e prestiti dall’exploitation che rivela l’animo cinefilo di Yuhang Ho, giunto al suo quinto lungometraggio.

Mrs. KKara Hui –, in apparenza una casalinga come tante, si è lasciata alle spalle un passato da criminale ma un investigatore privato riesce a scoprire la sua vera identità e la ricatta pretendendo il malloppo dell’ultima, grande rapina di qualche anno addietro. Mrs. K non cede al ricatto dell’investigatore, sennonché la medesima pista viene seguita da due vecchie conoscenze che rapiscono sua figlia: in qualità di madre, la protagonista dovrà uscire allo scoperto e indossare nuovamente i panni di spietata assassina per mettere al sicuro la propria famiglia.

Mrs. K

Come già ci avevano insegnato film del calibro de Il buono, il matto, il cattivo (2008), quando un genere del cinema classico occidentale incontra la creatività degli autori dell’Estremo Oriente il risultato non può che essere stupefacente. Da alcuni definito il “Tarantino malese”, Yuhang Ho porta sul grande schermo un’opera citazionistica condita da umorismo nero e violenza esplicita che sotto certi aspetti supera gli ultimi tentativi del maestro americano: per quanto infatti la filmografia di Tarantino sia impregnata di stilemi e modi di rappresentazione western, paradossalmente i suoi ultimi film – stiamo parlando di Django Unchained (2012) e The Hateful Eight (2015) – non si sono dimostrati in grado di reinventare il genere; al contrario, Ho ci racconta una storia che rispetta lo spirito della tradizione inserendolo in un contesto in cui entrano in sinergia temi convenzionali – la vendetta, la rapina per sistemarsi a vita, la solitudine dell’eroe – e peculiarità asiatiche – le arti marziali che prendono il posto degli scontri a fuoco, la metropoli claustrofobica in luogo della prateria sconfinata.

Mrs. K
Un frame da “The Hateful Eight” (2015)

L’eclettismo è riscontrabile a tutti i livelli: la regia, impostata sul gioco degli sguardi – ricorrente anche in situazioni dove il confronto è puramente psicologico – e su piani americani che ci riportano allo spaghetti western, si compone anche di sequenze di combattimento a mani nude, inseguimenti con steadycam e soggettive – si pensi alla fuga nei campi della figlia della protagonista. La colonna sonora alterna motivi morriconiani all’elettronica, cui sono deputati rispettivamente il ruolo di sottolineare la solennità o la tensione dell’azione in corso. La narrazione, di partenza lineare, è inframmezzata da visioni e sogni – come l’apparizione premorte degli ex-complici della ladra, uccisi a inizio film – e adotta il punto di vista di ciascun personaggio, senza disdegnare di spiegare anche le ragioni dei “cattivi” – una sfumatura introspettiva che costituisce un’ulteriore novità. Indimenticabili restano infine alcune trovate, come il restringimento del formato del fotogramma man mano che la testa dell’investigatore privato viene schiacciata in una pressa, o l’utilizzo di un montaggio lacunoso quando Mrs. K perde i sensi.

Mrs. K

Ma è soprattutto la protagonista a rendere il titolo un unicum nel panorama del western del nuovo millennio. Il rilievo qui dato alla figura femminile non ha precedenti ed è sorretto da un’interessante riflessione: in un mondo dominato dagli uomini e dalla loro sete di sangue, le donne sono chiamate a sopravvivere per seppellirli e rimediare ai loro errori.

Mrs. K

In questo senso, la scena iniziale in cui Mrs. K riceve la visita di due rapinatori improvvisati e li disarma della loro pistola ad aria compressa vuole forse essere un rifiuto simbolico del western tradizionale. L’arma da fuoco, emblema della libertà – e della virilità – di chi vive seguendo soltanto le proprie regole, incarna un ideale ormai inattuale: Mrs. K non vuole porsi al di sopra delle convenzioni sociali bensì adattarsi a esse per condurre una vita tranquilla, e ricorre alla violenza allo scopo di riaffermare questo suo diritto. Di conseguenza, non è nemmeno un’eroina invincibile e anzi sarà sconfitta in combattimento diverse volte, spesso cavandosela per il rotto della cuffia.

Non c’è dubbio che Mrs. K sia uno dei titoli più artisticamente valevoli e al contempo intrattenenti fra quelli sinora presentati in concorso.