Jacek (Mateusz Kościukiewicz) è il bello del paese: la sua faccia è da vero seduttore, incorniciata da lunghi capelli biondi che ondeggiano al vento quando è in sella alla sua motocicletta. Nel suo villaggio, nella Polonia più tradizionalista e rurale, i giovani lo ammirano e si fermano tutti quando lui arriva in discoteca con Dagmara (Małgorzata Gorol), la sua ragazza, come  fossero Toni Manero e Stephanie.

In un’epoca sospesa ancora tra la libertà ottenuta dopo la guerra fredda e l’occidente con le sue tentacolari attrattive, poche sono le altre distrazioni disponibili e lecite: una di queste è collaborare, come fanno tanti volontari, alla costruzione di una statua di Cristo che ambisce a superare in dimensioni  quella di Rio de Janeiro. Jacek sta lavorando alla gigantesca statua del Redentore quando precipita: rimane vivo per miracolo, ma sua bella faccia è sfigurata. Gli viene allora effettuato per la prima volta in Europa un trapianto, di faccia. Ma non è più il bel Jacek e fatica non riesce più a parlare bene. Diviene lo zimbello dei monelli, la madre gli fa fare un esorcismo da un prete avido e corrotto, Dagmara lo rifiuta. Gli resta solo l’anziano padre e la sorella, che fa il possibile per vendere la sua storia ai giornali, in modo da ricavare il necessario per vivere e pagare le cure.

Prima dell’incidente lui e Dagmara sognavano insieme l’America. Ora resta lui solo a inseguire il suo sogno.

Questa commedia grottesca e drammatica è una metafora amara e ironica di ciò che è stato per la Polonia il passaggio dal comunismo alla democrazia: speranze frustrate, sogni di libertà quasi puniti da una sorte avversa. La coraggiosa sorella di Jacek rappresenta la generazione per la quale gli ideali sono arrivati troppo tardi e vede nel fratello le sue stesse occasioni perdute. La religione non è altro che un irrazionale  – e assai corrotto – rifugio contro le paure del presente e del futuro.

“Descrivo la Polonia com’è, con tutti i problemi che ha senza nascondere nulla – spiega la ormai affermata regista Małgorzata Szumowska – e anzi l’ala conservatrice del Paese è sempre più rigida. Non so se dopo questo film mi consentiranno ancora di lavorare qui. Ma spero – prosegue la quarantacinquenne di Cracovia – che troverò altrove, in Europa, chi sarà disposto a farmi esprimere ancora il mio punto vista”. Cosa probabilmente possibile, visto che il film ha ottenuto l’Orso d’Argento alla Berlinale 2017.

Per la cronaca, la statua esiste davvero e si trova a Świebodzin, nei pressi del confine con la Germania. Con i suoi 52 metri e mezzo è la statua di Cristo più alta del mondo e supera di 6 metri e mezzo quella di Rio. La sua costruzione è durata 4 anni e si è conclusa il 6 novembre 2010.