“A Nail Clipper Romance” di Jason Kwan

Un tagliaunghie è per sempre

Ispirato a un racconto del produttore Ho-cheung Pang – il regista della trilogia iniziata nel 2010 con Love in a Puff – , A Nail Clipper Romance segna l’esordio dietro la macchina da presa dell’hongkonghese Jason Kwan, che come ambientazione per la sua commedia romantica indie sceglie le paradisiache Hawaii.

SeanJoseph Chang – si è appena lasciato con la ragazza e come se non bastasse ha avuto un infortunio con la tavola da surf. L’incidente viene creduto dai suoi amici un tentativo di suicidio, ragion per cui organizzano una festa per risollevargli il morale. Nel corso della serata fa la conoscenza di EmilyZhou Dongyu – , che inizia a frequentare. Tuttavia c’è un segreto che la trattiene dall’instaurare una relazione stabile: lei appartiene infatti alla specie dei mostri dei tagliaunghie, esseri umani che si cibano esclusivamente di questi utensili. La confessione non impensierisce Sean, che anzi decide di investire i suoi risparmi nel progetto di Emily: un ristorante per i suoi simili. Ma il sogno avrà vita breve.

a nail clipper romance

Degno discepolo di Pang, Jason Kwan ci propone una storia d’amore sullo sfondo di Honolulu in luogo di Hong Kong o Pechino, i cui personaggi non sono hipster urbani inseparabili dal loro telefonino bensì artisti un po’ spiantati – Sean realizza tavole da surf, Emily è tatuatrice – alle prese con una relazione tutto sommato tradizionale, senza flirt via messaggio o gelosie alimentate dai social network. L’elemento surreale delle bizzarre abitudini alimentari di Emily infatti non è altro che un’iperbole di quei difetti del partner che a un certo punto vengono a galla e rischiano di distruggere la coppia se non affrontati adeguatamente.

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Rispetto ai film di Pang A Nail Clipper Romance è meno lineare e si riavvolge letteralmente avanti e indietro seguendo il filo del ragionamento degli amici di Sean, che analizzano la sua storia con Emily quasi dissezionandola. Kwan si permette anche di giocare maggiormente con effetti e macchina da presa, come nella sequenza del flashback in cui Sean rievoca la scoperta del tradimento della sua ex, girata con il  fisheye e una fotografia lisergica. La linea narrativa principale è poi inframmezzata da sezioni in cut-out animation digitalizzata, in cui Emily spiega con ironia la storia della sua tribù attraverso i secoli.

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Nel complesso però il debito dell’opera prima di Kwan nei confronti del suo nume tutelare è tale da rendere A Nail Clipper Romance più una sorta di emulazione che un lavoro originale, senza riuscire a sfruttare al massimo il potenziale comico del duo Emily-Sean. La mancanza del lieto fine potrebbe lasciare perplessi, ma la morale è ancora una volta che è meglio avere amato e perso che non avere mai amato, come accaduto per Jimmy e Cherie. Chissà quindi che anche l’artigiano di tavole da surf e il mostro mangia tagliaunghie non seguano le loro orme, riconciliandosi in un secondo lungometraggio a venire.