Insignito del Gelso d’Oro alla Carriera, Feng Xiaogang ha presentato in anteprima italiana a Udine I Am Not Madame Bovary – in originale Wǒ Búshì Pān Jīnlián, ovvero «Non sono Pan Jinlian» – , racconto raffinatissimo ed estetizzante della lotta di una donna contro l’apparato giudiziario dello Stato cinese.

Li XuelianFan Bingbing –, una contadina di provincia, vuole che il tribunale annulli il suo divorzio e rifarlo, questa volta per davvero. Li e il marito avevano infatti concordato di divorziare per finta così da poter risiedere in un appartamento in città, ma costui ha pensato bene di approfittare della situazione ed è andato a conviverci con un’altra. Tuttavia, agli occhi dei giudici risulta tutto in regola e non c’è ragione di ripetere il provvedimento. Per riabilitare la sua reputazione infangata dalle voci messe in giro dall’ex, Li scomoderà ogni rappresentante del potere centrale, dal giudice locale fino all’Assemblea Nazionale del Partito, diventando così il terrore dei burocrati. La sua protesta si prolunga per dieci anni e allorché finalmente si decide a lasciar perdere le autorità non le credono, riaccendendo così il suo spirito combattivo.

i am not madame bovary

Il film si apre con un’introduzione a opera della voce narrante in cui si racconta la storia di Pan Jinlian, una delle figure letterarie più memorabili del folclore cinese per cui l’accostamento con l’omologo occidentale di Madame Bovary non risulta del tutto appropriato. Personaggio del Jin Ping Mei, Pan Jinlian è l’adultera per antonomasia e il suo nome viene utilizzato come appellativo per le donne di facili costumi, quale in realtà la protagonista del film di Xiaogang non è.

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Ambientata nella Cina rurale all’inizio del nuovo millennio, la vicenda giudiziaria di Li assurge allo statuto di parabola senza tempo dalla duplice funzione: da un lato, mettere in ridicolo non tanto l’autorità stessa quanto coloro che pretendono di incarnarla – ovvero i burocrati – , facendo vedere quanto scompiglio possa creare una persona qualunque purché motivata; dall’altro, porre l’accento sull’esigenza di autodeterminazione degli individui, la cui imprevedibilità costituisce l’elemento destabilizzante dei sistemi di potere, non importa quanto centralizzati o autoritari. Promotrice e attrice di queste istanze è proprio la donna, che Xiaogang contrappone a un universo androcentrico imprigionato nei suoi preconcetti e pertanto incapace di stabilire un vero contatto con l’altro.

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L’alternanza di tre diversi formati rende ciascuna inquadratura un’opera d’arte a sé stante, focalizzando l’attenzione della spettatore sull’uso dei colori e sulla minuziosa composizione dei quadri che si richiama alla pittura cinese tradizionale. Il formato circolare è quello predominante, ricorrente nelle sezioni che si svolgono nel paese di Li; quando invece questa si reca a Pechino, si passa a uno rettangolare che replica lo sviluppo verticale della gerarchia amministrativa – che nella capitale ha il suo vertice – e della megalopoli cinese coi suoi palazzi monumentali, ma che è anche simbolo di rigidità. Nelle sezioni pechinesi troviamo spesso l’utilizzo di cornici e di camera fissa in campo medio, quasi a voler contrapporre la stasi della burocrazia alla vitalità del mondo contadino – non a caso i rari campo-controcampo e primi piani si riscontrano solo nelle scene campagnole. Infine, a chiudere vi sarà il cinemascope, che allude alla risoluzione dei conflitti attraverso il ritorno a un modo di rappresentazione più comune.

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Un fotogramma dal finale

Coadiuvati da una recitazione realistica e asciutta, i dialoghi tratteggiano con dovizia di particolari ma senza appesantire la narrazione personaggi che sono specchio di una realtà sociale ormai appartente al passato. A far da commento alle sequenze parlate si inserisce la colonna sonora extradiegetica di brani della tradizione, a riprova del sincretismo con le altre arti – in questo caso il teatro, in Oriente indissolubilmente legato alla musica.

I Am Not Madame Bovary è di fatto una dichiarazione d’amore alla millenaria cultura cinese e al cinema come mezzo espressivo in grado di inglobare in sé tutti gli altri, che con la sua ricercatezza si impone nel panorama del cinema asiatico d’autore.