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"CIELO: Concerto per una voce danzante ed un corpo sonoro", di e con Paola Turci e Giorgio RossiSuono e movimento sotto un grande cielodi Marianna Sassano Lo hanno chiamato “Cielo” questo spettacolo “per una voce danzante ed un corpo sonoro”. La voce è quella di Paola Turci, cantante italiana tra le più brave, il corpo quello di Giorgio Rossi, coreografo e ballerino. Il nome di lei risuona noto alle orecchie del grande pubblico; Giorgio Rossi, invece, passa un po’ più in sordina, nascosto alle luci dei riflettori. Tuttavia entrambi gli artisti, in questo spettacolo, si rivelano essere due novità.
Paola Turci, infatti, toglie la distorsione del rock e cede il passo ad un’espressività più intima, più profonda, in un gioco musicale fatto di suoni essenziali e pause di silenzi. La voce della Turci, in questo spettacolo, interpreta, canta, parla, è tutto un saliscendi dal profondo dell’emozione alla porta della sua gola. La chitarra acustica che segna la musica delle sue parole è suono puro e semplice, è il solo strumento in scena che ci ricorda che quelle che sentiamo sono canzoni, non pezzi di prosa recitati. In questo carico di interpretazione si potrebbe riconoscere la danza della voce che l’artista va ricercando in “Cielo”; eppure, sebbene splendida ed emozionante, questa voce, ci siamo chiesti, in che senso particolare danza? Non è forse il modo normale del canto quello di perdersi nell’aria e disegnare delle coreografie sonore? In questo senso ci risulta difficile riconoscere una originalità del concetto di “danza” nel canto di Paola Turci: poiché il canto, crediamo, è in sé danza della voce. Alla Turci va tuttavia il merito inconfutabile di aver voluto sottolineare e amplificare l’intrinseco significato “ballerino” che c’è in ogni canto, scegliendo la definizione di “voce danzante”. Giorgio Rossi, da parte sua, mette in pratica quel “corpo sonoro” del sottotitolo dello spettacolo in modo davvero esplicito. Sono molti gli espedienti che usa: la mimica, il respiro forte che lo accompagna sui passi della danza, il linguaggio dei sordomuti (sostituto di un suono silenzioso che non può esistere), i gesti dell’improvvisazione che segnano l’esplosione del canto della Turci, le mani che risuonano sulla pelle delle sue gambe. Il corpo di Giorgio Rossi canta, anzi urla la provocazione, nelle movenze volutamente iper femminili di alcuni passaggi. La sintesi perfetta del senso di questo spettacolo si ha in un passaggio particolare, quando Rossi muove la sua bocca, sede del suono, senza farle emettere alcun rumore, ma facendola ballare, semplicemente, come tutto il resto del suo corpo; una voce afona che balla su un corpo sonoro. Lo spettacolo, che ha debuttato al Teatro di Villa dei Leoni di Mira il 17 novembre aprendone anche la stagione teatrale 2006/07, è nel complesso molto emozionante; il coinvolgimento degli artisti è tangibile perché il suono dell’una influenza le movenze dell’altro e viceversa, creando una dialettica che fa funzionare il meccanismo suono-movimento in perfetta sincronia. Le canzoni dello spettacolo provengono dal repertorio della Turci ma non solo: Dè Andrè, musiche messicane, balcaniche, rom, irlandesi, e successi intramontabili come “Cuccurucucù Paloma” sono interpretate con sconvolgente bravura tecnica ed espressiva dalla cantante, che nell’essenzialità del binomio voce-chitarra (e in qualche brano addirittura solo voce e battito di mani) esprime al meglio le sue potenzialità. E la platea entusiasta applaude, applaude, applaude, e chiede il bis. www.paolaturci.it, www.sostapalmizi.it www.teatrovilladeileoni.it Foto: © Tommaso Saccarola
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