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"TI LASCIO IL MEGLIO DI ME" di Giancarlo Marinelli.Un viaggio al limite dell’ allucinazione di uno dei romanzi finalisti del Premio Campiello 2006.di Eleonora Speranza Nalesso “Ti lascio il meglio di me” si è classificato secondo alla XLIV edizione del famoso premio letterario.
La Casa Editrice Bompiani pubblica le 356 disarmanti pagine di questa storia travolgente. La realtà straziante di un genitore che perde un figlio assume toni drammatici e molto dolorosi che raggiungono picchi al limite di una realtà onirica .
La storia comincia in una fredda ed innevata Praga, dove Sebastiano Caleri è stato chiamato per realizzare uno dei prestigiosi progetti architettonici, che hanno reso famoso il suo nome. Al seguito del celebre architetto ci sono anche la moglie Giuliana e la figlia Minerva, che passano il tempo in albergo o a passeggiare per le strade innevate. Tra Sebastiano e Minerva c’è un rapporto davvero straordinario, impregnato di un amore talmente intenso che li fa diventare quasi gli unici protagonisti del loro nucleo familiare. Giuliana è spesso esclusa dalla complicità che intercorre tra padre e figlia, arrivando in alcuni casi a crearle un senso di frustrazione ed impotenza. Tutto questo, però, non sembra interessare a Sebastiano, totalmente assorbito dalla passione per la bambina, che spesso quindi diventa anche la musa ispiratrice dei suoi lavori. Minerva invece, essendo molto sensibile e avendo poteri quasi medianici, si accorge che la totale noncuranza del padre verso la madre rischia di essere una fonte di dolore per tutti ed un ostacolo per il loro rapporto così esclusivo. Durante il viaggio di ritorno, si consuma la tragedia che sconvolge la vita dei protagonisti di questa vicenda. Percorrendo l’ autostrada, all’ altezza di Occhiello-Rovigo-Ferrara, che sono anche i luoghi dove sarà ambientato il resto del romanzo, l’ automobile di Sebastiano esce di strada e cade giù per una scarpata, dove solo Minerva incontra la morte. Nel letto del fiume, dove precipita l ‘auto, del piccolo cadavere della bambina viene ritrovata solo una gamba. I genitori sopravvivono all’ incidente, ma ovviamente la loro vita non sarà più la stessa. Sebastiano e Giuliana interrompono il loro rapporto coniugale e lui comincia a ripercorrere le tappe che lo hanno portato a conoscere Giuliana, a far nascere il loro amore e Minerva, e a scegliere proprio questo nome per la bambina. Il viaggio di Sebastiano non è solo fisico, infatti nel filone principale della storia ora se ne inseriscono anche altri che vedono protagonisti Sebastiano ragazzino, in compagnia dell’ amico Flavio e del solitario Ombra Gigante, un uomo dalla stazza notevole, che da anni si è ritirato a vivere tra in boschi. La scelta d’ isolarsi è la conseguenza della delusione d’ amore per Lucia Malfatti. Quest’ ultima è una delle tre bizzarre sorelle del paese, che conoscono tutto, vedono tutto e capiscono tutto. Spesso sono anche dedite a strani rituali che pensano possano allontanare quello che è ambiguo ai loro occhi. La narrazione quindi comincia a svilupparsi tra diversi piani temporali e a popolarsi di personaggi del presente e del passato. Compaiono Camilla, la giovane commessa del negozio di giocattoli che metterà in crisi i sentimenti di Sebastiano; Flavio, il costruttore di lapidi che nel presente è morto di malattia, in gioventù grande amico di Sebastiano; Francesco, figlio di Flavio che non riesce a superare la morte del padre e che diventa amico di una misteriosa bambina che vive lungo il fiume ed è senza una gamba. Anche i luoghi fisici delle varie età si moltiplicano e si mescolano tra loro, con figurandosi tutti con la stessa lucidità e senza gli offuscamenti dei ricordi: la capanna di Ombra Gigante, la Casa del Diavolo, una casa a cui nessuno osa avvicinarsi; l’ orfanotrofio che il prestigioso architetto ha voluto costruire dopo la morte della figlia. Un po’ come nel film “ 21 grammi”, gli episodi della vicenda si legano tra loro non necessariamente con una soluzione di continuità temporale. Più spesso si delineano come la spiegazione degli eventi. Altre volte si configurano quasi come termini di confronto. Si riesce a raggiungere il bandolo della matassa, solo nel momento in cui presente e passato vengono a coincidere: lì Sebastiano trova la pace. Forse questo libro non ha una vera e propria conclusione: il finale, se così può essere chiamato, si apre solo nel momento in cui si viene a ricreare un equilibrio che permette di accettare la vita che verrà. “ Ti lascio il meglio di me “ non è certamente un romanzo di facile lettura. Il giovane scrittore d’ Este ( Pd ) ha creato una storia piuttosto articolata, con uno spirito inventivo imprevedibile e, alle volte, al limite dell’ allucinazione. Lo stile, nonostante sia caratterizzato da un linguaggio preciso e colto, è piuttosto scorrevole. G. Mancinelli, "Ti lascio il meglio di me"; Casa editrice: Bompiani; pp. 356; € 17,00
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