“Our war” di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri

our war

Non è certo passato inosservato Our war, film proposto fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, e per la cui presentazione i protagonisti hanno sfilato sul red carpet con bandiere curde e uno striscione con la scritta “Erdogan terrorista”.

Il film, di estrema attualità, racconta la guerra siriana tra l’Isis e le popolazioni curde. Protagonisti della pellicola, tre “foreign fighters” che hanno deciso di lasciare il proprio Paese per partire alla volta di Kobane, combattendo al fianco dei guerriglieri curdi dell’YPG (l’Unità di Protezione Popolare) contro lo Stato Islamico. L’italo – marocchino Karim Franceschi; lo svedese di origini kurde Rafael Kardari, decisosi a partire per Kobane, all’insaputa dei familiari, dopo aver visto alcun video dell’Isis su Facebook; l’americano Josha Bell: ex marine, già in Afghanistan con l’esercito americano, spinto ora dalla volontà di imbracciare nuovamente un fucile che da reale ideologia.

Lo sguardo dei tre registi (Bruno Chiaravalloti con l’ausilio di Benedeta Argentieri e Claudio Jampaglia) è quasi documentaristico, volto a raccontare le motivazioni alla base della decisione dei foreign fighters, senza necessariamente parteggiare per loro. Aspetto particolarmente evidente con riferimento all’ex marine americano, certo non animato dallo stesso spirito dei due compagni, ma piuttosto eccitato all’idea di tornare in guerra, indipendentemente dalla fazione.

Our war analizza le motivazioni che spingono giovani provenienti dal resto del mondo a partire per la Siria. Ragazzi con storie diverse alle spalle e spinti da ragioni differenti, ma tutti accomunati dal fine di liberare il popolo curdo dall’esercito dello Stato Islamico.