“Parola di Dio” di Kirill Serebrennikov

Imperscrutabile

Lo scrittore e regista Kirill Serebrennikov ha fatto il suo debutto nella passata edizione del Festival di Cannes con un’ oscura parabola sul fondamentalismo religioso. E fin qui potrebbe anche andare bene.
Peccato che, in pratica, ha messo insieme una combriccola di elementi ai limiti dell’idiozia. Serebrennikov ha messo troppa carne al fuoco e ha finito per bruciare tutto.

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Da un’idea originale di Marius von Mayenburg, che ha scritto la pièce teatrale da cui è tratto questo film, Parola di Dio ambisce a sputare fuori i doppi sensi di tante frasi contenute nel Testo Sacro, che, appunto, se estrapolate dal contesto, possono esprimere l’esatto contrario dell’amore e della fraternità. Il protagonista, Veniamin, è un glaciale liceale dall’umore cupo, il padre è andato via di casa e vive solo con la madre. Sviluppa un biblico fanatismo religioso che lo porta a creare non pochi problemi a scuola, con compagni e insegnanti e a casa con la sua genitrice. Rinnega Darwin, è contro l’insegnamento dell’educazione sessuale, è contrario all’uso del bikini in piscina, anche se è attratto dalla carne, femminile soprattutto… Veniamin, in piena crisi mistica, recita a memoria, per ogni occasione, i passi più cruenti della Bibbia (ogni volta compare sullo schermo capitolo e versetto biblico citato) e tenta di imporre anche ai compagni di scuola la sua ortodossia estrema.

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L’unica docente che prova a resistergli, in un sistema scolastico e sociale che lo sottovaluta, assecondandolo, è Elena, giovane professoressa di biologia, allieva, a sua volta, della scienza. All’inizio Elena cerca di capire cosa è potuto succedere a Veniamin, quale colpa possono aver avuto gli adulti nel fargli affrontare una folle crociata.
Ed è proprio questo scopo di Elena che spinge lo spettatore a soffrire i 118 minuti: l’attesa di capire quale moto abbia scatenato nel protagonista questa violenza verbale… Al di là dell’abbandono da parte del padre, loffia motivazione, il regista non offre altre motivazioni all’agire scriteriato di questo bullo teologico.

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Parola di Dio, nel suo apprezzabile impianto senza fronzoli, è comunque un ineffabile dramma che provoca nervosismo, perché è una storia inverosimile nella sua ipocrisia (la città dove ambientato è senza nome, ma il regista dice che si tratta di Kaliningrado, città in cui Emmanuel Kant è nato ed è stato sepolto, mentre ora è un’enclave russa in Europa, situata tra la Polonia e la Lituania. È una strana città che reca i segni del suo decadentismo).
Non è possibile che un ragazzotto liceale conosca profondamente e ossessivamente il testo biblico e sappia citare per ogni occasione un brano religioso. E, compresa la critica registica nei confronti di una struttura sociale impreparata e un po’ bigotta, che sminuisce e non sa affrontare una forma medievale di ortodossia, sembra alquanto forzato che non ci sia una persona normale ad affrontare il disagio di un ragazzo. Mai visti tanti idioti tutti insieme che fanno a gara a chi urla più forte per avere ragione.

 

Titolo originale: (M)uchenik
Nazione: Russia
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 118′
Regia: Kirill Serebrennikov
Cast: Viktoriya Isakova, Yuliya Aug, Pyotr Skvortsov, Aleksandr Gorchilin, Aleksandra Revenko, Svetlana Bragarnik, Nikolay Roshchin, Anton Vasilev, Irina Rudniktskaya
Produzione: Hype Film
Distribuzione: I Wonder Pictures
Data di uscita: 27 Ottobre 2016 (cinema)