Perché il “busta-gate” degli Oscar ha fatto bene a Hollywood

Cos'è successo alla notte degli Oscar 2017

Tutto può succedere, persino agli Oscar. L’incantesimo si è spezzato sotto il peso – mai così rilevante – di una piccola busta magenta dal sigillo dorato. Quando La La Land è stato erroneamente premiato come Miglior Film (Moonlight era il vero vincitore), la monolitica barriera televisiva, l’aura stellata della cerimonia e la materia di cui sono fatti i sogni sono crollate tutte assieme davanti alla più antica e banale delle occorrenze: l’errore umano.
E non è un male.

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Cos’è successo realmente

L’ultimo premio da consegnare è quello per il Miglior Film. Salgono sul palco Warren Beatty e Faye Dunaway (la coppia celebra i cinquant’anni del film Bonnie & Clyde). Beatty è incaricato di aprire la busta e proclamare il vincitore. Arriva il momento, il culmine della cerimonia degli Oscar. Ma Beatty esita. Sembra voler creare suspence. In realtà sta prendendo tempo. Cerca aiuto nello sguardo della collega che alla fine prende in mano la situazione e proclama il vincitore: La La Land.

Cast e produttori arrivano sul palco. È la festa che tutti stavano aspettando. Pronostici rispettati, ringraziamenti e tutti pronti per andare al party di Vanity Fair.
Anzi no. Passano due lunghi minuti e, mentre i produttori del musical tenevano i loro speeches, si capisce che qualcosa non va. C’è movimento sullo sfondo. Confusione. Un po’ di paura. Di questi tempi non si sa mai.
Adesso sì che c’è tensione. Stop ai festeggiamenti. Interviene Jordan Horowitz, produttore di La La Land, appena aggiornato sui fatti:

Guys, guys, I’m sorry. No, there’s a mistake. “Moonlight,” you guys won best picture.

“C’è stato un errore. Moonlight, avete vinto il Miglior Film”. Bum. Imbarazzo, caos, il povero Warren Beatty annaspa sul palco, Jimmy Kimmel prova a dissimulare mentre il cast di Moonlight sostituisce quello di La La Land al centro del Dolby Theatre.
Cos’è successo? Chi ha sbagliato?

Martha Ruiz e Brian Cullinan

Se non li avete mai sentiti nominare, non vi preoccupate. Martha Ruiz e Brian Cullinan non fanno parte dello star system (anche se Cullinan viene spesso citato per la somiglianza a Matt Damon). Un ruolo all’interno degli Oscar ce l’hanno eccome però, da molto tempo: sono i garanti della correttezza e della segretezza delle votazioni per conto di PricewaterhouseCoopers, la società incaricata dall’Academy di raccogliere e verbalizzare i voti.

Sono gli unici a sapere a chi andranno i premi prima della consegna ufficiale. Soprattutto, preparano le buste e le consegnano ai presentatori.

Cullinan e Ruiz su un red carpet della Cerimonia degli Oscar

Cullinan e Ruiz: se una busta era sbagliata, è passata dalle loro mani. Ma al momento della premiazione per il Miglior Film, né il pubblico del Dolby Theater né quello a casa avevano chiara la situazione. Col senno di poi, la questione si è fatta via via più chiara.

Chi è innocente scagli la prima pietra. E infatti il primo a parlare nel momento del caos, dopo una battuta fulminante di Jimmy Kimmel (“Personally, I blame Steve Harvey for this“, in riferimento all’errore simile avvenuto durante la premiazione di Miss Universo 2015) è il povero Warren Beatty:

I want to tell you what happened. I opened the envelope and it said: Emma Stone, “La La Land.” That’s why I took such a long look at Faye and at you. I wasn’t trying to be funny.

La busta che gli avevano consegnato era sbagliata, non Miglior Film ma Miglior attrice protagonista (il premio consegnato – assieme alla relativa busta – poco prima a Emma Stone). Ops.
Beatty si era accorto che qualcosa non andava durante l’apertura della busta. Ha cercato aiuto (o scaricato la patata bollente?) verso Faye Dunaway che non ha battuto ciglio proclamando vincitore La La Land. Alla fine però, loro – tenere e attempate star sul viale del tramonto – hanno semplicemente letto quello che nella busta era scritto più in grande, il titolo del film già vincitore di sei Oscar prima di quel momento.

Il momento della verità tra Martha Ruiz e Brian Cullinan

Scartate dunque le alternative di sabotaggio trumpiano, di marchiani passaggi della stessa busta di mano in mano e persino di chi vagheggiava di una trovata dell’Academy stessa per rivitalizzare gli Oscar ormai troppo stantii, si è arrivati alla verità.

“At the end of the day, we made a human error,” ha dichiarato Tim Ryan, U.S. chairman and senior partner di PwC , a USA TODAY, lunedì. Proseguendo:

We made a mistake. What happened was, our partner on the left side of the stage, Brian Cullinan, he handed the wrong envelope to Warren Beatty. And then the second we realized that, we notified the appropriate parties and corrected the mistake.

Brian Cullinan

Eccolo il colpevole, il sorridente e imperturbabile sosia di Matt Damon, Brian Cullinan. Un “errore umano” insomma, la consegna della busta sbagliata (per sicurezza, ma non troppa in fondo, a quanto pare, sono presenti due buste uguali per ogni categoria durante la premiazione, conservate però sui due lati opposti del backstage).

Quello che non era mai successo in 88 edizioni della cerimonia più famosa al mondo è accaduto. Quello che può succedere e succede tutti i giorni in qualunque situazione, e che fa parte della natura umana e della sua fallibilità, ha fatto irruzione nel mondo incantato di Hollywood.

Le responsabilità

Alla fine, il Tempio è crollato, la grande illusione – seppure per un momento – è svanita. PwC si è assunta la responsabilità dell’errore (umano) con un comunicato ufficiale.

Ci sarà un’inchiesta, ma già emergono preoccupanti considerazioni sul fatto che Brian Cullinan – come sostiene il Telegraph – potrebbe aver commesso un errore perché troppo intento a twittare foto (subito dopo prontamente cancellate dal suo account) del dietro le quinte della cerimonia. In ogni caso, il tempo di reazione di entrambi i delegati di PwC non è stato tra i più repentini…

Oscargate e Cinema

Ironia della sorte, mentre era intenta a celebrare se stessa, l’industria cinematografica più potente al mondo ha dimostrato di essere imperfetta, forse proprio a causa della ricerca di un po’ di notorietà in più sui social di un singolo, che non nasconde però il vorace consumismo mediatico su cui, per forza di cose, Hollywood si fonda.

Ma l’apparato nascosto dietro i meccanismi della fabbrica dei sogni è complicato e vanitoso, costruito sul terreno argilloso che sostiene allo stesso tempo arte e industria sotto l’egida comune di quello che chiamiamo Cinema.

Jordan Horowitz annuncia il vero vincitore. Brian Cullinan è sulla sinistra con Martha Ruiz

L’Academy, gli Oscar, Hollywood hanno rotto, per una volta, quella dimensione irraggiungibile che li separava dai comuni mortali per tornare sorprendentemente alla realtà. Un madornale errore nel momento culminante della celebrazione più importante e simbolica di un intero mondo che spesso si pone – o viene posto – al di sopra e al di là di tutto il resto.

Ma non è necessariamente un male. Persino durante la tradizionale fiera delle vanità hollywoodiana, un piccolo ridimensionamento, che verrà presto dimenticato, al di là di meme e battute sui social, può ridare un lato umano a un mondo che troppo spesso rischia il distacco dai veri artefici del suo successo, gli spettatori.

Jimmy Kimmel e la classe dei produttori di La al Land

I knew I would screw this show up, I really did.

Diciamo la verità, da italiani, ma siamo sicuri di non essere i soli, nel momento della disfatta, abbiamo goduto. “Ecco, succede anche a loro“. Solo per restare in ambito cinematografico, le purtroppo frequenti disavventure avvenute negli anni alle premiazioni di festival e premi italiani, hanno lasciato il segno. Così, per una volta, ci siamo sentiti meno soli.

Anche se per poco. La gestione dell’imprevisto – mai così complicata per un host della cerimonia degli Oscar – di Jimmy Kimmel ha buttato acqua sul fuoco, per quanto possibile, con un paio di buone battute improvvisate e la “sportività” dei produttori di La La Land, pronti a cedere all’istante le statuette che avevano già in mano, rimarrà un esempio di correttezza e signorilità per lungo tempo.

Immaginate le interrogazioni parlamentari se fosse successo in Italia…

Ecco come Jimmy Kimmel ha chiuso l’89. Cerimonia degli Oscar:

Well, I don’t know what happened. I blame myself for this. Let’s remember, it’s just an awards show. I mean, we hate to see people disappointed but the good news is, we got to see some extra speeches. We had some great movies. I knew I would screw this show up, I really did. Thank you for watching. I’m back to work tomorrow night at my regular show. I promise I’ll never come back. Good night.

“Beh, non so cosa sia successo. Do la colpa a me stesso. Ricordiamo, è solo una cerimonia di premiazione. Voglio dire, noi odiamo vedere la gente delusa, ma la buona notizia è che abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni ringraziamenti aggiuntivi. Abbiamo avuto alcuni grandi film. Sapevo che avrei incasinato questo show, l’ho fatto davvero. Grazie per averci guardato. Domani sera torno al mio solito show. Vi prometto che non tornerò mai più [agli Oscar]. Buonanotte.”