Preacher – Stagione 1

God, where art Thou?

La collaborazione tra l’attore e sceneggiatore Seth Rogen e il regista Evan Goldberg continua ormai da diversi anni, e ha dato vita principalmente a film di genere comico. Nel 2016 per la prima volta approdano in tv grazie all’AMC, come creatori, assieme a Sam Catlin, di Preacher, adattamento dell’omonima serie a fumetti di Garth Ennis e Steve Dillon, pubblicata da Vertigo, che ottiene finalmente una adattamento, dopo i primi rumors nel 2008.

L’AMC, nata come una rete che trasmetteva classici (in special modo le opere Fratelli Marx), e apertasi solo più tardi alla pubblicità per i finanziamenti, si è imposta nell’ambiente televisivo tra gli ultimi anni 2000 e i primi anni 2010, con due serie che hanno sempre avuto riscontri estremamente positivi sia di pubblico che di critica come Breaking bad e Mad men. Ma dopo la chiusura di queste, gli ascolti del canale hanno subito una decisa battuta d’arresto, riuscendo a mantenere i propri rating solo grazie al colosso commerciale The walking dead, e alla creazione di ben due spin-off, il primo, Fear the walking dead, tratto da quest’ultima, e Better call Saul, prequel di Breaking bad.

Preacher è il tentativo di creare una nuova serie di qualità, esplorando in maniera innovativa il recente mood di trasformare i fumetti in prodotti televisivi, a cui la stessa AMC aveva dato inizio con The walking dead. Preacher però non è né un survival né una testata supereroistica, bensì un fumetto tragicomico sovrannaturale, con una spiccata vena satirica, e potenzialità non indifferenti, in termini sia di intrattenimento che di contenuti.

Il plot

Jesse Custer (Dominic Cooper), dopo una prima giovinezza trascorsa nella criminalità vivendo alla giornata assieme alla fidanzata Tulip, decide, passati i trent’anni, di ritornare nella sia città natale, Annville, piccola cittadina rurale del Texas, e seguire le orme del padre, divenendo il pastore della comunità, senza troppa convinzione. Jesse tenta di mandate avanti quella che è l’unica chiesa in città, con scarsi risultati, dovuti al poco denaro impiegabile e alla sia inettitudine come prete, riuscendo a svolgere le sue mansioni solo grazie all’aiuto dell’amica e organista della chiesa Emily Woodroow.

La situazione cambia radicalmente quando Genesis, una creatura di natura per metà angelica e per metà demoniaca, fugge dal luogo in cui era confinata discendendo sulla Terra ed entrando in Jesse. Questo dona al pastore il potere del completo controllo sulle persone che sentono la sua voce, e inoltre gli restituisce la fede: ora si impegna per restituire alla chiesa il suo antico splendore e si chiede quale sia il piano di Dio per lui, mentre impara a gestire il nuovo potere. Il fatto però genera una serie di conseguenze. Nel regno dei cieli è il caos, i due guardiani angelici di Genesis lo inseguono sulla terra e contemporaneamente ad Annville si rompe ogni equilibrio. L’ex fidanzata di Jesse viene a cercarlo con l’intento di convincerlo a vendicarsi assieme di un vecchio compagno che li aveva traditi, mentre il pastore stringe amicizia con Cassidy, un vampiro irlandese tossicodipendente e alcolizzato che tenterà di aiutarlo con le pressioni di Odin Quincannon, il viscido imprenditore che controlla il mercato energetico di Annville che vuole il terreno della chiesa.

La serie

Preacher si presenta dunque come un prodotto perlomeno straniante, volendo incastonare nella struttura tipica di una serie TV una storia complessa e ambiziosa per via dell’elemento sovrannaturale, e dovendo gestire un mix di dramma e comicità non affatto semplice. L’atmosfera è piuttosto unica, delle similitudini possono ritrovarsi in opere come Dogma e poco altro. Il film di Kevin Smith infatti ha la stessa vena satirico-polemica, con una dose non indifferente di provocante blasfemia nell’analizzare le problematiche legate alla religione nel mondo moderno. E anche a livello rappresentativo possiamo trovare delle similitudini, come il rifiuto dell’effetto speciale invasivo. In Preacher sono più sonoro e dialoghi a creare l’atmosfera, allo stesso in modo in Dogma l’effetto speciale spettacolare si mostrava solo alla fine.

Ma ciò che rende speciale Preacher non è la leggerezza con cui tratta certi argomenti, bensì la perfetta gestione di dramma e commedia. Nella prima metà di stagione (dove la narrazione procede più lentamente) la serie ci dà uno sguardo d’insieme sull’intera comunità. Dopo un pilot decisamente riuscito e divertente, di certo la serie si prende i suoi tempi per farci inquadrare i personaggi, e a dire il vero forse lo fa prendendosi leggermente troppo sul serio e con un ritmo eccessivamente lento. Questo processo però nella seconda metà di stagione inizia a dare frutti, rendendo personaggi come lo sceriffo Root, il figlio Eugene, Quincannon o Emily così esagerati da risultare affascinanti. Tutti loro, grazie all’alternanza di tratti grotteschi e momenti in cui lo spettatore riesce a entrare in intimità con loro, riescono a donare alla serie quella vitalità che dapprima sembrava mancare.

Ma questa seconda metà quindi è davvero meritevole e soprattutto riesce a farsi perdonare una partenza zoppicante? Nel complesso sì, riuscendo a raggiungere dei picchi di comicità, dramma, e irriverenza inediti in TV. Dal delirio di onnipotenza di Jesse (derivato dalla graduale presa di coscienza del proprio potere) , che lo porterà a difendere la sua chiesa a colpi di fucile e mandare letteralmente all’inferno l’innocente Eugene, alla disperazione dello sceriffo dopo la perdita del figlio, si passa a combattimenti in chiesa tra vampiri e angeli vestiti da cowboy che brandiscono motoseghe (ma solo perché l’idea di estrarre Genesis dal protagonista con la ninna nanna non ha funzionato) e a videoconferenze con Dio. L’azione si mescola quindi perfettamente con i momenti più seri ma anche con il trash.

Quindi Preacher ha toccato con i suoi ultimi 5 episodi tutti i punti che si sperava una serie con queste ambizioni dovesse toccare, riuscendo a porre questioni sul conflitto tra umano e divino, sul libero arbitrio e sulla salvezza non troppo banali o di natura qualunquista. In aggiunta le piccole perle registiche e la corretta gestione di un colpo di scena nel penultimo episodio fanno sì che la serie spicchi il volo nella sua conclusione, promettendo molto di più nel prossimo futuro dal punto di vista contenutistico e lascandosi alle spalle quella pazienza che all’inizio si richiedeva allo spettatore.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione

Il finale di Preacher è quanto di più assoluto ci si potesse aspettare. Se uno delle principali critiche rivolte alla serie (oltre alla sempreverde mancata fedeltà all’opera originale) era quella di esitare a intraprendere la via della trama principale, quella della ricerca di Dio, soffermandosi invece sulle questioni di Annville in seguito alla discesa di Genesis, questo finale risponde prontamente in maniera esplosiva. In un solo colpo infatti ci libera di tutto ciò che abbiamo visto nella prima stagione spianando la strada alla seconda, già ordinata ben prima della messa in onda del finale.

Ma se da una parte l’ultimo episodio in sé è il più riuscito della serie, il più divertente e il più provocatore, dall’altra si ha la non bella sensazione di aver visto un prologo lungo 10 episodi. La conclusione ci rivela dunque con una magnifica carrellata come la città di Annville fosse insalvabile dal principio e chiude tutte le storylines, rivelandoci che l’umanità è stata abbandonata a sé stessa all’inizio della serie e introduce una nuova situazione e un nuovo personaggio, però rimane l’amaro in bocca per questi 15 minuti finali che con tutta probabilità concludono la narrazione in modo troppo brusco per tutta una serie di personaggi che lo spettatore aveva imparato a conoscere.

In conclusione dunque, Preacher ha fatto il suo esordio sulle piattaforme televisive da quelle cartacee con una sorta di “stagione 0”, e solo dalla prossima ne vedremo il vero potenziale, una volta rimossi tutti i freni. Si tratta senza dubbio di un prodotto interessante e di qualità, al quale dare una seconda chance se i primi episodi appaiono blandi ed eccessivamente flemmatici, e a cui prestare attenzione dall’anno prossimo.