Siamo giunti alla dodicesima edizione del Premio Arte Laguna, evento internazionale le cui opere finaliste sono ospitate, anche per quest’anno, nei suggestivi e ampi spazi delle Nappe dell’Arsenale Nord a Venezia.

La mostra, aperta fino all’otto aprile, offre al pubblico uno sguardo su diversi settori dell’arte contemporanea: pittura, scultura, fotografia, grafica digitale, installazione, video art, virtual art, performance, land art e la nuova sezione urban art. Le opere esposte sono più di un centinaio, alcune sorprendono, altre fanno discutere.

Per il 2018 la suddivisione degli spazi resta più o meno invariata e la presenza di grandi installazioni cattura, come in ogni edizione, l’attenzione del visitatore. Quest’anno il pubblico si fermerà a osservare, e probabilmente a fotografare, una versione gigante di un cavallo a dondolo (di Giuseppe Verri), la parete di orologi di Nadine Grenier – le cui lancette in movimento formano una riflessione sullo scorrere del tempo – o lo smaltato “Giardino dei compromessi” realizzato in lattice da Maria Agureeva. Desta qualche perplessità il tappeto fiorito sul quale riposano un gruppo di pellicce di coniglio, installazione di Rebecca Selleck; tra una centralina che rigurgita cavi (Rachel Ara) e una serie di colonne multicolori realizzate all’uncinetto da Rósa Sigrún Jónsdóttir (la knitting art è così alla moda negli ultimi tempi), si apprezza la semplicità poetica dell’opera di Alice Padovani e la ripetizione dello spazio interstellare analizzata da Bahaar Dhawan Rohatgi.

Nonostante le dichiarazioni di Igor Zanti, curatore del premio, che riconosce le difficoltà affrontate negli ultimi anni dal tradizionale linguaggio pittorico, la sezione più interessante è proprio quella della pittura, che si conferma, attraverso una ventina di opere, un linguaggio altamente espressivo. Tra i diversi dipinti esposti si registra lo sguardo di Zita David sulla dimensione privata del quotidiano, la visione frammentata dello spazio di Jennifer Day, il collage ponderato di Michael McKay e il racconto narrato da Adelisa Selimbašić, mentre i funghi antropomorfi della giovane Duairak Padungvichean e la follia delle scimmie di Claude Jones sfiorano l’universo dell’illustrazione. La sezione dedicata alla fotografia non ha invece la stessa forza delle edizioni precedenti, piuttosto in alcuni casi ricorda scatti passati, ed è così che emerge con pungente ironia Krachen del duo Rojo Sache.

Meritano attenzione anche i pannelli delle sezioni Land Art e Urban Art, dove vengono esposti diversi progetti che riguardano ambienti, sia naturali che artificiali, da riqualificare e rivitalizzare attraverso l’intervento artistico, per donare infine questi spazi alla collettività.

La giuria, presieduta da Igor Zanti e composta da Domenico De Chirico, Denis Curti, Caroline Corbetta, Nicolangelo Gerolmini, Emanuele Montibeller, Simone Pallotta, Nadim Samman, Manuel Segade, Ekaterina Shcherbakova, Eva Wittocx, ha valutato le moltissime opere pervenute e scelto i vincitori di ogni sezione, che sono stati proclamati sabato 17 marzo durante la serata di inaugurazione:

Pittura: Bear ritual (2017) di Alessandro Fogo, Italia, Vicenza;

Fotografia e Grafica Digitale: Kraken (2013) degli artisti Rojo Sache, Spagna;

Land Art e Urban Art: Cenere (2017) di Gonzalo Borondo, Spagna;

Video Arte e Performance: Paula Tyliszczak, Polonia ed il suo video I fell blue, they sense rose (2017);

Scultura e Arte Virtuale: A Survey for the History of Sexuality Falls from the Skies di Yukawa-Nakayasu (Japan).

La mostra sarà aperta fino all’8 aprile con ingresso gratuito, orario 10-18 e la possibilità di prenotare visite guidate, sempre gratuite

Tutte le info www.premioartelaguna.it