Primo Maggio. Intervista a Doro Gjat

Proseguiamo il nostro speciale dedicato al Primo Maggio con la nostra intervista a Doro Gjat, uno dei tre giovani artisti che si esibiranno sul palco del “Concertone”.

  1. Sei il primo artista che porterà la cultura friulana sul palco del Primo Maggio. Senti il peso della “responsabilità”?

    In qualche modo sì, ma sono anche felice di poterlo fare perché mi sono sempre sentito parte di quella cultura e ne ho sempre cantato i diversi aspetti nei testi delle mie canzoni. Quindi, se da un lato è una bella responsabilità, dall’altro sono anche felice che sia capitata a me: sono un figlio della mia terra e ne conosco i ‘bioritmi’, ne ho scritto i pregi ed evidenziato i difetti, cercando di tinteggiare le diverse sfumature che la caratterizzano. E ho cercato di portarla sotto i riflettori per tanto tempo proprio perché penso che sia una terra che ha molto da dare, sia dal punto di vista culturale che paesaggistico. Speriamo che il mio non sia un episodio isolato ma sia invece l’inizio di un percorso che porti finalmente il Friuli Venezia-Giulia fuori dall’ombra.

  2. Tu fai del rap, eppure la tua musica suona in maniera molto “diversa” da quella che siamo abituati ad ascoltare in Italia in questo periodo. Non hai dei modelli a cui cerchi di rifarti?
    Certo, come tutti ho anch’io i miei artisti di riferimento. Tuttavia ormai sono parecchi anni che faccio musica (il mio primo brano risale addirittura al 1999, pensa te!) e penso di avere affinato un mio stile, una mia identità artistica che mi distingue dagli altri. E mi risulta che sia una cosa abbastanza lampante visto che in molti me lo fate notare. Sul fatto che la scena musicale hip-hop tenda a ripetersi e a riciclare costantemente sé stessa invece ci sarebbe parecchio da dire. Certo la diffusione dei social network come principale strumento di marketing in campo musicale ha creato una sorta di appiattimento culturale in cui tutti tentano di inseguire la tendenza del momento aggiungendoci ben poco di personale. Per non parlare poi del fatto che il mercato musicale ora come ora offre molto di più di quanto il pubblico necessiti; quindi si produce tantissima musica, molta più di quanto ce ne sia bisogno, con il risultato che nel marasma di uscite è difficile trovare qualcosa che si distingua. Qualcosa però c’è, bisogna ammetterlo, i prodotti validi non mancano. Basta avere la pazienza di cercarli.
  3. Perché pensi che il rap in questo periodo stia funzionando così bene?
    Perché penso che sia il tipo di linguaggio perfetto per il nostro tempo: rapido, immediato, fortemente espressivo, telegrafico (soprattutto quello della nuova scuola) e pure edonista, al punto di sposarsi perfettamente al consumismo sfrenato che caratterizza il nostro sistema economico… Insomma, le ragioni sono tante. Quello che però è lampante – e che riempie di orgoglio i vecchi volponi come me che lo ascoltavano quando ancora non era di tendenza – è che una forma d’arte nata in condizioni di disagio estremo dall’altra parte dell’oceano si è presa il mercato musicale globale! È una gran cosa se ci pensi.
  4. Parlando del Primo Maggio, ti aspettavi di raggiungere questo traguardo?
    Assolutamente no. E non voglio che sembri la classica risposta scontata carica di retorica e di ‘umiltà di circostanza’. Ti giuro che non ci contavo per niente, tant’è che quando ho saputo che ero in semifinale e che dovevo venire a Roma per suonare al Contestaccio, ho dovuto spostare una marea di turni di lavoro. Avevo già dato le disponibilità per i giorni festivi nei ponti di fine aprile e ho dovuto revocarle in corsa facendo incavolare un sacco di colleghi che probabilmente mi odieranno e per ripicca non mi guarderanno neanche in televisione! (ride, n.d.r.). Scherzi a parte, la vera ragione di questo mio scetticismo sta nel fatto che nell’ultimo anno, dopo l’uscita del mio disco Vai Fradi (uscito a novembre 2015), ho fatto la bellezza di 4 contest che sono andati tutti bene nelle fasi di selezione e malissimo in quelle finali. Avevo un po’ perso la fiducia, ecco. Quand’ecco che, all’improvviso, proprio 1MNEXT ha premiato la mia costanza! Gran cosa, ci voleva proprio!
  5. Prevale la paura o l’emozione?
    Si dice che coraggio e stupidità vadano di pari passo. E a me piace considerarmi una persona intelligente. Quindi sì: me la sto facendo sotto (ride, n.d.r.)! In realtà sono una persona molto emotiva quindi ti direi che è decisamente l’emozione a prevalere. Di palchi però ne abbiamo visti parecchi (più di 30 negli ultimi 12 mesi) quindi non ci spaventa la performance più di tanto. Certo è che tutta quella gente farà parecchio effetto!
  6. Cosa ci sarà dopo il Primo Maggio?

    Un bel po’ di concerti, questo è sicuro: abbiamo già una schedule bella fitta nei prossimi mesi e ci sarà parecchio da divertirsi! E poi un disco nuovo che sto già scrivendo e che ti giuro che riempie i miei pensieri e affolla le mie giornate. In questo periodo sono immerso nel fiume della creatività, che è il momento più bello della realizzazione di un disco. Quindi, paradossalmente, non vedo l’ora di suonare al concertone anche per tornarmene di corsa alla scrittura. Tra un paio di settimane abbiamo già in programma un ritiro creativo: ce ne andiamo due giorni tra le montagne a chiudere un po’ di brani, con il sottobosco a farci da sottofondo… Bello, eh?